ROMA (Public Policy Bytes) – Internet si conferma la prima fonte di informazione per gli italiani, superando la televisione, mentre un quinto della popolazione decide di allontanarsi attivamente dalla lettura delle notizie. È quanto emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio Agcom sul sistema dell’informazione.
Secondo le rilevazioni, nel primo semestre del 2025 il web rappresenta la principale porta d’accesso alle news per il 55,8% dei cittadini, ampliando il distacco rispetto alla TV, che scende al 43,2%. I dati evidenziano una marcata polarizzazione generazionale: il 40,7% dei giovani nella fascia 14-24 anni si informa esclusivamente online, contro il 59,8% degli over 65 che continua a prediligere il mezzo televisivo.
L’accesso alle notizie in rete è veicolato prevalentemente tramite social network (25,1% degli utenti) e motori di ricerca (24,7%). Le piattaforme, inoltre, battono sul tempo le altre fonti. Infatti, la ricerca di notizie si attesta come la seconda attività più diffusa tra gli utenti e oltre la metà degli iscritti a un social dichiara di venire a conoscenza delle notizie prima dai social che dagli altri canali.
Ciononostante, la centralità del digitale non si traduce in ricavi diretti per gli editori: solo il 6,1% degli italiani possiede un abbonamento a un quotidiano online, preferendo aggirare eventuali paywall rivolgendosi ai motori di ricerca o a testate gratuite.
La ricerca certifica inoltre quella che l’Autorità definisce una “fuga dalle notizie”: circa un italiano su cinque dichiara infatti di informarsi raramente o di non farlo affatto. Tale tendenza, spiega il report, denota una “strategia di autodifesa, più che semplice disinteresse” ed è motivata da ripetitività dei contenuti (22,3%), negatività delle notizie (18,1%), ansia e stress generati (15,2%) sfiducia nei giornalisti (14,6%) e sovraccarico informativo (14,4%). Il fenomeno ha ricadute dirette sul tessuto democratico, azzerando la partecipazione politica nel 75,3% di quei cittadini che si astengono volontariamente dall’informazione.
Sul fronte dell’affidabilità, si registra un paradosso tra consumi e percezione: sebbene l’utenza si sposti sul digitale, i media tradizionali mantengono livelli di fiducia quasi doppi (35,9%) rispetto alle fonti online (20%). In termini di affidabilità specifica, il servizio pubblico televisivo guida la classifica (40,5%), mentre i social network e gli influencer si posizionano in coda (rispettivamente al 3,6% e all’1,2%).
Parallelamente, si osserva un ridimensionamento dell’offerta informativa sulla televisione generalista, che nel 2025 si contrae del 7% rispetto al 2024. A crollare sono i format di approfondimento al di fuori dei telegiornali, ridottisi dell’11,3% su base annua, con un palinsesto che sposta la propria agenda dalla politica interna verso gli esteri, spinto dall’attuale instabilità geopolitica e dai conflitti internazionali. (Public Policy Bytes) DVZ




