ROMA (Public Policy Bytes) – Il collettivo tech toscano Autistici/Inventati (A/I) ha annunciato la chiusura dei propri servizi in seguito all’inserimento nelle liste Ofac (Ufficio di controllo dei beni stranieri) degli Stati Uniti, il cui Dipartimento di Stato ha designato il gruppo come “organizzazione terroristica globale”. Il provvedimento ha innescato l’immediata sospensione del dominio web e il congelamento delle risorse bancarie del collettivo. La decisione di Washington, varata il 26 agosto, si fonda sull’accusa secondo cui il collettivo “costruisce e gestisce l’infrastruttura digitale per cellule violente di antifa e altri militanti di estrema sinistra in tutto il mondo”, si legge in una nota del dipartimento. A/I respinge le accuse, definendosi una rete di attivisti impegnata esclusivamente nel fornire strumenti di autodifesa digitale alla società civile.
Nonostante l’impegno iniziale a mantenere attive le operazioni, il collettivo ha chiarito in un nota di non poter più procedere in maniera responsabile. La decisione di cessare le attività sarebbe infatti dettata dall’esigenza di tutelare i propri fruitori: il rischio concreto che chiunque sia associato all’infrastruttura possa subire conseguenze legali o finanziarie, sostiene il gruppo, ha reso la chiusura l’unica scelta percorribile. Due giorni dopo la designazione, il Public interest registry (Pir) – ente statunitense preposto alla gestione dei domini .org — ha disposto il blocco dell’indirizzo autistici.org, adducendo l’applicazione di stringenti obblighi di legge, mentre risulta ancora online il dominio inventati.org.
Successivamente, Banca Etica, l’istituto italiano in cui A/I deteneva un conto corrente, ha disposto la sospensione del rapporto per rischi di conformità legati al regime sanzionatorio, pur criticando pubblicamente l’impiego delle sanzioni statunitensi: “no all’uso delle norme anti-terrorismo contro il dissenso”, si legge in una nota della banca, che esorta le istituzioni a fornire “urgenti risposte” in merito all’accaduto. Infatti, spiega Banca Etica, “in assenza di qualsiasi pronuncia e indicazione da parte delle istituzioni italiane ed europee su come una banca possa tutelarsi in casi del genere, una banca italiana che mantenga rapporti con un soggetto inserito nelle liste Ofac potrebbe essere oggetto di ‘sanzioni secondarie’ che implicano la cessazione di ogni servizio erogato da intermediari statunitensi”, lamentando che “un tale blocco operativo arrecherebbe un danno intollerabile per la clientela della banca e metterebbe a rischio la stessa sopravvivenza della banca”. Il conto corrente del collettivo, precisa infine l’istituto di credito, “ha sempre registrato un’operatività regolare senza destare motivi di attenzione sotto il profilo dell’antiriciclaggio”.
Secondo le stime diffuse dal dipartimento di Stato degli Usa, lo spegnimento dell’infrastruttura colpisce circa 16 mila caselle di posta elettronica, 1.500 siti web, 5.500 mailing list e 10mila blog. Il network, fondato nel 2001 e gestito su base volontaria, forniva strumenti digitali e di comunicazione orientati alla tutela della privacy, posizionandosi come alternativa ai circuiti commerciali per attivisti e associazioni. (Public Policy Bytes) DVZ




