ROMA (Public Policy Bytes) – Una donna che durante l’infanzia ha subito abusi sessuali ha intentato una class action alla corte distrettuale federale della California contro xAI, la società di intelligenza artificiale controllata da Elon Musk, sostenendo che il chatbot Grok abbia utilizzato le vere fotografie degli abusi da lei subiti per produrre nuove immagini a sfondo pedopornografico che la ritraggono.
I legali della vittima sostengono che xAI abbia sia prodotto materiale di abuso sessuale su minori raffigurante la propria assistita che integrato nei database dell’azienda le vere fotografie raffiguranti gli abusi, che già circolavano online da molti anni. La causa attribuisce a xAI la mancata adozione di adeguate misure per prevenire la diffusione del materiale contestato, circostanza che avrebbe consentito la diffusione di contenuti pedopornografici generati dall’IA sulla piattaforma social X, di proprietà dello stesso Musk.
A differenza di altre cause intentate contro xAI per motivi analoghi, la class action avviata dalla donna si distingue per l’accusa relativa all’utilizzo di materiale di abuso già esistente per produrre e diffondere nuove immagini generate dall’IA. Altri procedimenti, tra cui uno intentato da un gruppo di adolescenti del Tennessee, riguardano invece casi in cui Grok avrebbe elaborato fotografie vere di minori ma non a sfondo sessuale, usate poi come base di partenza per produrre materiale raffigurante abusi, solitamente rimuovendone i vestiti con l’ausilio dell’IA.
La distinzione è particolarmente rilevante poiché le forze dell’ordine e le organizzazioni per la protezione dei minori assegnano a tale materiale una sorta di impronta digitale, detta hash, che permette di tracciarne la diffusione online. Nel caso in esame, secondo i legali della donna, il Canadian centre for child protection aveva provveduto a contrassegnare con tali impronte digitali le foto degli abusi da lei subiti, il che ne dimostrerebbe l’uso da parte di Grok. Le istantanee in questione circolano negli ambienti dei pedopornografi sul web da oltre vent’anni e sono ben note sia alle autorità che alle organizzazioni per la tutela dei minori. Ora l’accusa auspica che alla class action partecipino migliaia di minori che in tutto il mondo hanno sono caduti vittima dello stesso fenomeno. (Public Policy Bytes) DVZ




