ROMA (Public Policy Bytes) – Anthropic torna a tuonare contro la Cina, con un paper che ha l’ambizione di dettare la linea delle relazioni della Casa Bianca con Pechino. Pubblicato al culmine della visita di Trump nella capitale asiatica, il nuovo long form della startup insiste sugli abituali leitmotiv del suo fondatore Dario Amodei sulle pratiche contestate ai rivali cinesi: gli attacchi di distillazione ai danni dei modelli di intelligenza artificiale statunitensi, gli escamotage adottati per aggirare le restrizioni alle esportazioni dei chip più performanti, l’importanza del mantenimento del vantaggio delle democrazie sulle autocrazie per la sicurezza e l’etica dei sistemi.
Vantaggio, questo, che potrebbe assottigliarsi già entro il 2028, sostiene l’azienda, se Washington non rafforzasse le citate restrizioni alle esportazioni dei chip che garantiscono la maggiore potenza di calcolo ai data center. Il pensiero va alle Gpu H200 di Nvidia, oggetto di restrizioni imposte sia dalle amministrazioni Trump che dalle presidenza Biden. Nel frattempo, Trump ospitava a bordo dell’Air force one diretto a Pechino Jensen Huang, l’amministratore delegato del produttore californiano di semiconduttori, nel tentativo di strappare un accordo per la vendita del prodotto, sulla cui esportazione il tycoon stesso aveva allentato le maglie a dicembre 2025.
Senza il controllo su produzione e distribuzione di chip, avverte Anthropic, la supremazia occidentale è a repentaglio, ravvisando una correlazione diretta tra accesso alla potenza di calcolo e dominio nel settore. A sua garanzia vi sarebbe un ecosistema industriale che vanta realtà come le statunitensi Nvidia e Amd, ma anche la taiwanese Tsmc, la sudcoreana Samsung, l’olandese Asml, e ad altri produttori di tecnologie e dispositivi critici negli Stati Uniti, in Europa e nell’Asia alleata.
Nonostante gli ingenti investimenti pubblici di Pechino nel settore dei chip, rimarcano gli sviluppatori di Claude, i laboratori cinesi di ricerca sull’IA sono comunque frenati da vincoli ferrei sull’accesso alle tecnologie per la produzione di semiconduttori più avanzati, come le apparecchiature per la litografia ultravioletta esterna (Euv) e, potenzialmente, le tecnologie a ultravioletto profondo (Duv), prodotte in regime di fatto monopolistico dall’olandese Asml. A riprova della tesi, il paper cita un’analisi secondo cui Huawei svilupperebbe nel 2026 circa il 4% della capacità di calcolo aggregata di Nvidia, in termini di prestazioni totali, e il 2% nel 2027, a fronte di una crescita della capacità statunitense ed alleata. Parallelamente, se Washington dovesse colmare le principali falle nei controlli all’esportazione dei chip verso la Cina, gli Stati Uniti potrebbero disporre di circa 11 volte più capacità di calcolo rispetto al settore IA rivale nei prossimi anni. Il vantaggio nella capacità di calcolo è vantaggio algoritmico, sosteien l’azienda: ciò consente di condurre più esperimenti, accelerare la ricerca e utilizzare i modelli stessi per svilupparne le loro generazioni successive.
La ragione per cui i modelli di IA di frontiera occidentali vanterebbero un vantaggio solo marginale rispetto ai competitor cinesi, secondo Anthropic, sarebbe determinata proprio dai metodi con cui Pechino riesce a raggirare il blocco sui chip, importandoli di contrabbando o utilizzando data center ubicati in Paesi terzi che ospitano semiconduttori soggetti a controllo all’esportazione per l’addestramento dei modelli. A queste si aggiungono gli attacchi di distillazione dei modelli Usa, con cui i laboratori cinesi creerebbero migliaia di account per aggirare i sistemi di controllo, estrarre sistematicamente output dai modelli occidentali di frontiera e utilizzarli per addestrare sistemi propri che ne imitano le capacità, pur con risultati inferiori. Una pratica, questa, bollata a più riprese da Anthropic come una forma di “spionaggio industriale sistematico”, che consente di ottenere modelli quasi analoghi a quelli di riferimento ma a costi nettamente inferiori, approfittando di investimenti e ricerca condotti negli Stati Uniti.
La startup delinea dunque due scenari per il 2028. Nel primo, gli Stati Uniti e gli alleati democratici mantengono un vantaggio di 12‑24 mesi nelle capacità dei modelli più avanzati, applicando quanto suggerito dall’azienda stessa. Si tratterebbe di un divario sufficiente a mantenersi in testa nel contrasto alle minacce cyber che, che ledono la sicurezza nazionale e delle istituzioni politiche e finanziarie occidentali. Affinché tale scenario si concretizzi, si legge nel paper, l’accesso ai modelli di frontiera dovrebbe restare appannaggio di un numero ristretto di organizzazioni con sede negli Usa e nei Paesi alleati, mantenendone saldamente il controllo. Anthropic difende così la sua scelta di non rendere pubblicamente disponibile Mythos, la variante di Claude specializzata in cybersicurezza e in grado di scovare falle di sicurezza informatica che, nelle mani sbagliata, si trasformerebbe in potente arma con cui i gruppi di cybercriminali sfrutterebbero i bug di sistemi informatici critici per la tenuta delle istituzioni.
Nello scenario alternativo, i modelli sviluppati in Cina risultano solo pochi mesi indietro rispetto a quelli statunitensi, grazie a una maggiore tolleranza delle pratiche indebite attuate dai rivali. Secondo Anthropic, in questo caso Pechino riuscirebbe a integrare rapidamente l’IA nell’economia e nei suoi apparati di sicurezza, sostenendo un’espansione delle capacità cyber del suo apparato militare e accrescendo l’influenza globale attraverso data center e infrastrutture digitali a basso costo basate su modelli “quasi di frontiera”.
Una situazione di sostanziale testa a testa, avverte il paper, potrebbe generare pressioni competitive contrarie alle pratiche di sviluppo responsabile dell’IA, riducendo l’incentivo ad adottare misure di sicurezza e governance più rigorose. Infatti, nonostante una crescente attenzione nell’ecosistema dell’IA cinese ai rischi per la sicurezza dei sistemi e per le relative pratiche di valutazione e mitigazione – le sue aziende non risulterebbero ancora allineate a quelle dei principali laboratori statunitensi, in particolare negli ambiti a più alto rischio. (Public Policy Bytes) DVZ




