Età minima social e responsabilità piattaforme: il discorso di Von der Leyen a Copenaghen

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ROMA (Public Policy Bytes) – La Commissione europea sta valutando una proposta per introdurre un’età minima per l’accesso ai social media nell’Ue, che potrebbe essere presentata entro l’estate. È il punto cardine dell’intervento di Ursula von der Leyen al Summit europeo sull’intelligenza artificiale e i minori di Copenhagen, in cui la presidente ha delineato un piano d’azione normativo e tecnologico per la tutela nei minori nello spazio digitale.

Le aziende tech devono essere ritenute legalmente responsabili per la sicurezza dei propri prodotti, ha sottolineato von der Leyen, riaffermando il principio della “safety by design” sancita dal Digital services act e in netta analogia con gli obblighi di sicurezza imposti ai produttori del settore automobilistico. L’Unione, ha ricordato, ha già avviato procedimenti contro le grandi piattaforme: TikTok per il suo design che induce dipendenza, Meta per la mancata applicazione del limite minimo di età di 13 anni ed X per l’uso del suo chatbot di IA Grok nella generazione e diffusione di materiale pedopornografico.

L’eventuale proposta legislativa per ritardare l’accesso ai social media da parte dei minori prenderà le mosse dalle valutazioni di un Comitato speciale di esperti sulla sicurezza dei minori online, appena istituito. La misura guarda al modello dell’Australia, che lo scorso dicembre ha introdotto un’età minima di 16 anni, e risponde alle richieste esplicite di dieci Stati membri dell’Ue. Il sistema di controllo degli accessi, ha ricordato la presidente, beneficerà di una nuova applicazione open source per la verifica dell’età, sviluppata sfruttando il successo della precedente app europea per il Covid. L’infrastruttura opererà secondo i massimi standard globali di privacy, sarà integrata nei portafogli digitali nazionali e verrà lanciata in Danimarca entro l’estate.

Sotto il profilo legislativo, l’esecutivo Ue prevede inoltre di colpire le pratiche di design manipolativo con il Digital fairness act, la cui presentazione è prevista entro la fine dell’anno, mirando specificamente ai sistemi di cattura dell’attenzione, ai contratti complessi e alle trappole per gli abbonamenti. Infine, a latere dell’impianto regolatorio, le istituzioni europee sottolineano la necessità di sviluppare l’autonomia dei minori e il pensiero critico prima di ogni click, con un programma di educazione ai media che coinvolge famiglie, insegnanti e giornalisti, al fine di estendere all’ecosistema digitale il livello di sicurezza che rende l’Europa “il luogo migliore al mondo in cui crescere”. (Public Policy Bytes) DVZ