OpenAI e la pubblicità: alimenterà il ciclo ricavi-investimenti-prodotti

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ROMA (Public Policy Bytes) – “La monetizzazione deve risultare naturale nell’esperienza. Se non aggiunge valore, non deve esserci”. Così la chief financial officer di OpenAI Sarah Friar definisce il criterio con cui l’azienda implementerà gli annunci pubblicitari nel suo chatbot. L’annuncio della startup guidata da Sam Altman era stato diramato il 16 gennaio, in un comunicato che informava della disponibilità globale del piano d’abbonamento economico “Go” e dell’approdo delle inserzioni pubblicitarie sulla piattaforma “nel corso delle prossime settimane”.

Il nostro modello di business deve scalare con il valore che l’intelligenza artificiale offre” – spiega la dirigente in una lunga nota. “Abbiamo applicato questo principio in modo deliberato. Quando le persone hanno richiesto maggiori capacità e affidabilità, abbiamo introdotto abbonamenti consumer. Con l’ingresso dell’IA nei team e nei flussi di lavoro, abbiamo creato abbonamenti per il lavoro e aggiunto una tariffazione basata sull’utilizzo, in modo che i costi scalino con il lavoro effettivamente svolto” – aggiunge.

“La pubblicità segue lo stesso percorso”, sostiene Friar. A motivare l’introduzione delle inserzioni – scrive la direttrice – vi sono “gli investimenti in capacità di calcolo”, definita “la risorsa più scarsa nell’IA”, che negli ultimi 3 anni “è cresciuta di quasi 3 volte all’anno”. Così, “i ricavi finanziano il prossimo salto” tecnologico, permettendo loro di crescere “con una curva simile”, “trainando un volano che coinvolge capacità di calcolo, ricerca di frontiera, prodotti e monetizzazione. Gli investimenti in capacità di calcolo alimentano la ricerca all’avanguardia e consentono salti di qualità nelle capacità dei modelli. Modelli più potenti sbloccano prodotti migliori e un’adozione più ampia della piattaforma OpenAI. L’adozione genera ricavi, e i ricavi finanziano la successiva ondata di capacità di calcolo e innovazione”. Si tratta di “un ciclo si autoalimenta”, spiega Friar, in cui il ruolo del modello di business consiste nel “chiudere il cerchio”.

“Assicurarsi una capacità di calcolo di livello così elevato – prosegue la nota – richiede impegni presi con anni di anticipo, e la crescita non segue una linea perfettamente regolare. In alcuni momenti la capacità precede l’utilizzo; in altri, l’utilizzo precede la capacità. Gestiamo questa dinamica mantenendo una struttura patrimoniale leggera, privilegiando le partnership rispetto alla proprietà e strutturando contratti flessibili tra fornitori e tipologie di hardware. Il capitale viene impegnato per tranche sulla base di segnali di domanda reale. Questo ci consente di muoverci in anticipo quando la crescita è presente, senza vincolare più futuro di quanto il mercato abbia dimostrato di poter sostenere” – spiega la Cfo.

“Oggi operiamo un sistema multilivello che include abbonamenti consumer e per i team, un livello gratuito supportato da pubblicità che favorisce un’adozione ampia, e API a consumo legate a carichi di lavoro. La direzione futura andrà oltre ciò che già vendiamo. Man mano che l’IA entra nella ricerca scientifica, nella scoperta di farmaci, nei sistemi energetici e nella modellazione finanziaria, emergeranno nuovi modelli economici. Licenze, accordi basati sulla proprietà intellettuale e prezzi legati ai risultati condivideranno il valore creato” – conclude con uno sguardo alle prospettive future. (Public Policy Bytes) DVZ