ROMA (Public Policy Bytes) – Sotto severo scrutinio negli Stati Uniti gli algoritmi implementati da Meta sulle sue piattaforme e gli effetti che questi sortirebbero sul benessere dei minori. In due sentenze, emesse tra il 24 e il 25 marzo, le giurie a Los Angeles e nel New Mexico hanno infatti ritenuto il gruppo guidato da Mark Zuckerberg responsabile per i danni arrecati alla salute mentale e alla sicurezza dei minori, a causa della programmazione e della gestione dei suoi social media, quali Facebook e Instagram.
I verdetti segnano un punto di svolta e un precedente nel quadro normativo statunitense, aggirando lo scudo legale tradizionalmente offerto dalla Sezione 230 del Communications decency act del 1996, norma federale che esonera le piattaforme online dalla responsabilità legale per i contenuti pubblicati dai loro utenti. La Sezione 230, nello specifico, recita che “nessun fornitore o utilizzatore di un servizio informatico interattivo deve essere trattato come l’editore o l’autore di informazioni fornite da un altro fornitore di contenuti informativi”. Le cause legali, infatti, si sono concentrate sui difetti di progettazione del prodotto e sulla frode ai consumatori, piuttosto che sui contenuti pubblicati dagli utenti.
Nel caso dibattuto a Los Angeles, la giuria ha condannato la società di Menlo Park e, in misura minore, Google – in qualità di controllante di YouTube – a risarcire una ragazza di 20 anni di 6 milioni di dollari di danni. La sentenza ha infatti stabilito che l’architettura delle piattaforme, attraverso funzioni come lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei contenuti e gli algoritmi di raccomandazione, sarebbe stata progettata per generare dipendenza, contribuendo a causare depressione, ansia, dismorfofobia e pensieri suicidi nella querelante fin dalla sua infanzia.
Il risarcimento, suddiviso in 3 milioni di dollari per danni compensativi e 3 milioni per danni punitivi, sarà a carico di Meta per il 70% della somma, pari a 4,2 milioni di dollari, mentre a Google spetterà versare il rimanente 30%. La giuria ha riscontrato che le due aziende avrebbero agito con malizia e frode, ignorando i rischi per i minori pur essendone a conoscenza. Snapchat e TikTok, originariamente imputate nel caso, avevano raggiunto un accordo extragiudiziale prima dell’inizio del processo.
Ben più ingente la sanzione di 375 milioni comminata alla sola Meta il giorno precedente nel New Mexico, da una giuria di Santa Fé, in un caso distinto e intentato dal procuratore generale dello Stato Raúl Torrez. L’azienda è stata giudicata colpevole di aver violato il New Mexico unfair practices act, legge statale sulle pratiche commerciali scorrette, poiché avrebbe ingannato gli utenti circa la sicurezza delle sue piattaforme e facilitato lo sfruttamento sessuale dei minori.
A orientare il caso sono stati i risultati di un’operazione sotto copertura “Metaphile”, in cui falsi profili di minori creati dalle autorità sono stati rapidamente presi di mira da predatori sessuali. Secondo l’accusa, le raccomandazioni algoritmiche dell’azienda avrebbero creato “cicli predatori”, mentre i dirigenti di Menlo Park avrebbero ignorato gli avvertimenti lanciati dai team di sicurezza, con il fine di perseguire il profitto e il coinvolgimento degli utenti.
Meta e Google hanno entrambe espresso il proprio disaccordo con il verdetto californiano, annunciando l’intenzione di ricorrervi in appello. I rappresentanti legali delle aziende, infatti, sostengono di aver implementato numerose misure per la sicurezza degli utenti e controlli parentali, negando l’esistenza di un legame scientifico diretto e univoco tra le app e la crisi della salute mentale degli adolescenti.
I procedimenti legali, tuttavia, non sono conclusi. A maggio si aprirà la seconda fase del processo nel New Mexico, in cui un giudice, senza giuria popolare, determinerà se Meta costituisca un “disturbo della quiete pubblica”. In questa fase, il procuratore generale chiederà al tribunale di imporre modifiche strutturali e obbligatorie alla progettazione di Instagram e Facebook, quali l’implementazione di sistemi efficaci di verifica dell’età e la modifica della crittografia end-to-end per le comunicazioni che coinvolgono minori. (Public Policy Bytes) DVZ




