ROMA (Public Policy Bytes) – L’amministratore delegato di Cloudflare Matthew Prince e la sua società sono indagate in Spagna per violazione del diritto d’autore e delle norme antipirateria. A sporgere denuncia contro l’azienda statunitense in un tribunale di Madrid sono state congiuntamente La Liga – che organizza il campionato calcistico di serie A del Paese – e Telefónica, in qualità di controllante della piattaforma di streaming Movistar Plus+, che detiene i diritti di trasmissione del campionato.
Prince è ora chiamato a presentarsi davanti al tribunale madrileno il 7 aprile, per rispondere, oltre che di violazione della proprietà intellettuale, di intralcio alla giustizia e minacce. All’imprenditore e alla sua società viene contestato di aver avuto un ruolo attivo nella diffusione illegale dei contenuti coperti da diritto d’autore, ignorando una sentenza di un tribunale di Barcellona del dicembre 2024, che autorizzava la telco e la sua piattaforma di streaming a notificare ai fornitori di servizi internet in Spagna gli indirizzi IP che consentivano l’accesso illecito a contenuti protetti in ogni giornata di campionato, permettendone un blocco dinamico. Tuttavia – sostengono i querelanti – la rete Cloudflare avrebbe impedito l’esecuzione delle misure disposte dalla giustizia, consentendo ai siti pirata di continuare a trasmettere illegalmente le partite di calcio.
In particolare, l’accusa sostiene che l’azienda statunitense “mascheri” e fornisca alle piattaforme pirata hosting temporaneo, gestendone gli indirizzi IP. Secondo la documentazione allegata alla denuncia, infatti, circa il 38% di server e siti che diffondono illegalmente i contenuti della serie A spagnola utilizza i servizi di connettività e protezione forniti di Cloudflare.
“Dunque non è una fissa di Agcom” – ha dichiarato in merito il commissario dell’Autorità garante per le comunicazioni Massimiliano Capitanio, in un post sul suo profilo LinkedIn, con riferimento alla sanzione di oltre 14 milioni comminata a Cloudflare a gennaio dall’authority italiana per violazione – anche in quel caso – delle norme antipirateria. In particolare – si legge in una nota del garante – Agcom aveva chiesto all’azienda di “disabilitare gli indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente”.
L’Autorità, dopo aver “accertato la perdurante violazione della legge antipirateria e delle relative disposizioni attuative Agcom da parte di Cloudflare”, contestava alla società di aver “continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illeciti anche dopo la notifica dell’ordine”.
“È segnale di una progressiva attenzione al ruolo delle infrastrutture internet nella lotta allo streaming illegale” – ha aggiunto Capitanio nel suo post.
Nell’ottobre 2025, Cloudflare aveva sottoposto al Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr) la sua “Richiesta di commenti su rilevanti barriere commerciali estere per il 2026”, nell’ambito di una raccolta annuale di segnalazioni da parte di soggetti pubblici e privati statunitensi che l’autorità indice per stilare un rapporto sugli ostacoli riscontrati negli scambi con l’estero. Nel documento, l’azienda di Matthew Prince sosteneva che i regolatori e i tribunali spagnoli avevano agito “per favorire gli interessi commerciali di entità locali”. (Public Policy Bytes) DVZ




