Dlgs IA, opposizioni compatte contro il riconoscimento facciale

0

di Daniele Venanzi

ROMA (Public Policy Bytes) – Levata di scudi delle opposizioni per il rinvio del voto previsto stamattina sul parere della commissione Politiche Ue della Camera sullo schema di dlgs che recepisce l’AI act europeo e disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale in attività di polizia e investigative. La maggioranza, secondo le ricostruzioni dei membri d’opposizione della commissione, si sarebbe infatti spaccata sul testo proposto dalla relatrice Cristina Rossello, deputata di Forza Italia.

Nella sua relazione, la forzista – riferisce Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione – avrebbe rinvenuto “diverse criticità del provvedimento”, che avrebbe invece incontrato il favore – sostiene De Luca – di Lega e Fratelli d’Italia. “Un fatto molto grave”, commenta Marianna Madia (Iv), che segnala come le criticità sollevate da Rossello fossero “emerse nelle tante audizioni di esperti” da lei richieste. Nel rimandare la discussione, secondo la deputata ex Pd, la maggioranza avrebbe seguito un “diktat di Palazzo Chigi”.

A destare timore è il ricorso all’IA in sistemi di riconoscimento facciale e biometrico previsto dallo schema di decreto del Governo che – avvertono le opposizioni – costituirebbe una lesione della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini, nonché un’incompatibilità con la stessa norma europea che la misura è volta a recepire. Nel dettaglio, a risultare particolarmente critici sono gli articoli che riguardano l’uso delle telecamere e l’analisi delle immagini riprese nei luoghi pubblici. L’articolo 8, infatti, disciplina l’uso dell’IA per l’identificazione biometrica remota in tempo reale di individui che si trovano in luoghi pubblici, sebbene al solo scopo di prevenire attentati terroristici e sventare altre gravi minacce per l’incolumità dei cittadini. “Un impianto da grande fratello che presenta criticità evidenti”, lo definisce De Luca, che apre a “ipotesi di profilazione di massa preventive”. Sul tema, i capigruppo di Italia viva al Senato Ivan Scalfarotto e Dafne Musolino mettono in guardia da un’eventuale “memorizzazione preventiva dei volti di chiunque passi davanti a una telecamera”.

A condividere le preoccupazioni delle opposizioni è il Garante Privacy, che sul provvedimento si è pronunciato con una nota, definendolo “non coerente con l’AI act, che consente il riconoscimento facciale ex post solo per ricerche mirate”. Punto ribadito anche da Bruxelles, tramite il portavoce della Commissione Ue per il digitale, Thomas Regnier: “il riconoscimento facciale in spazi pubblici accessibili è proibito secondo la legge europea sull’IA”, ha messo in chiaro parlando con la stampa, rimarcando che “il divieto vige già dall’anno scorso”. Di diverso avviso il governo, che difende la bontà del provvedimento e la sua conformità al diritto unionale, “in coerenza con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà” – si legge in una nota di Palazzo Chigi.

Avanti, invece, la trattazione a Palazzo Madama, dove il voto si è tenuto e il testo ha incassato il parere favorevole delle commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia, seppur con diverse osservazioni. Il gruppo Pd – riferiscono a Public Policy Bytes fonti dem – ha “insistito per rinviare e approfondire, ma la maggioranza non ha sentito ragioni”. Situazione affine, dunque, a quella creatasi mercoledì sera in commissione Politiche dell’Ue del Senato, dove il parere, stringato, è passato senza osservazioni, difeso dal presidente Giulio Terzi (FdI) che ne garantisce la conformità alla norma Ue e alla carta costituzionale. Sul differente esito dei pareri tra le commissioni Politiche Ue delle due Camere, Scalfarotto e Musolino sottolineano che “o ha ragione la Camera a prendersi il tempo necessario, o qualcuno a Palazzo Madama ha fretta di non discutere. E su una norma di sorveglianza, la fretta non è efficienza: è un sintomo”.

Il clima, infine, appare più disteso in commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera, che hanno approvato un testo diverso da quello delle controparti in Senato, rivisto “per implementare, anche con il contributo delle opposizioni, la proposta di parere, e migliorarla in senso garantista”, riferisce a Public Policy Bytes il deputato di Forza Italia e relatore Emilio Paolo Russo. “Abbiamo voluto chiarire nel testo alcuni passaggi che erano stati evidentemente male interpretati: non ci sono schedature di massa, grandi fratelli, modelli cinesi. Le nuove norme perseguono una perfetta armonizzazione tra il sacrosanto diritto alla sicurezza dei cittadini e le garanzie e gli altri diritti – come quello alla riservatezza – che sono previste dalla nostra Costituzione”, aggiunge il relatore. (Public Policy Bytes)