Conte, l’Ucraina, i riformisti: primarie sì, ma come?

0

di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – L’offensiva del leader M5s Giuseppe Conte sul Campo Largo non sembra destinata ad esaurirsi nello spazio di poche ore. Il che rende sempre più difficoltosa la realizzazione del Campo Largo “testardamente unitario”, richiamato in continuazione dalla segretaria del Pd Elly Schlein, in vista delle elezioni politiche del 2027.

Quella di Conte potrebbe sembrare una posa, ma così non è: l’ex presidente del Consiglio ha scelto la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia come argomento principale della politica estera. Ritiene il no alle armi a Kiev un valore non negoziabile. Resta da capire quanto sia disposto ad andare fino in fondo, con il rischio concreto di spaccare definitivamente la coalizione. Fin qui l’apertura di credito del Pd è stata abbondante, persino troppo abbondante; Conte ha potuto muoversi liberamente in uno spazio d’agibilità politica garantito dagli alleati. Il capo del M5s si è preso quello spazio e ha iniziato a occuparlo, non trovando troppa resistenza ogni volta. Forse da parte del Pd c’era e c’è ancora la fiducia in sé stessi di poterlo governare, farlo tornare a più miti consigli. Ma Conte intravede la possibilità di trovare consenso tra i delusi del sinistra-centro alla linea stabilita fin qui dal Pd: sì agli aiuti, anche militari, all’Ucraina.

I cosiddetti pacifisti d’altronde non mancano in Italia e se ci dovessero essere davvero le primarie del Campo Largo potrebbero andare a votare per Conte.

Certo, resta intatta una domanda: ma con queste condizioni ci sarà mai una consultazione fra gli elettori del sinistra-centro? Per fare le primarie ci deve essere una coalizione, per fare una coalizione ci deve essere un accordo su un progetto. Il progetto di Pd, M5s, Avs (e forse Italia viva-Casa riformista) non si sa ancora qual è. (Public Policy)

@davidallegranti