di Fabio Napoli
BRUXELLES (Public Policy Europe) – Gli Stati membri sono molto divisi su come modificare la proposta della Commissione sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni, che ha introdotto una flessibilità complessiva pari al 10% rispetto all’obiettivo 2035 di uscita dal motore endotermico.
Martedì mattina, durante il Consiglio Ue Ambiente, si è svolto il primo dibattito politico sulla proposta della Commissione, parte del pacchetto Auto approvato a dicembre. La presidenza cipriota del Consiglio Ue non si è data obiettivi chiari e non è ancora certo se a fine giugno verrà presentato solo un rapporto sullo dei lavori per la presidenza irlandese o se verrà approvato un mandato negoziale. Quanto emerso dalla discussione non fa sperare in negoziati veloci tra gli Stati membri.
La ministra francese Monique Barbut si è espressa chiaramente a favore dell’elettrico. Dalle sue parole, sembra che Parigi non sia a favore di ulteriori flessibilità o di maggiori aperture verso i combustibili alternativi, come biofuel o e-fuel. “Occorre mantenere un segnale chiaro a favore dell’elettrificazione e le flessibilità devono essere condizionate alle esigenze di preferenza europea”, ha detto, accogliendo con favore la proposta della Commissione. Il suo intervento ha riguardato soprattutto la preferenza europea, che si vorrebbe rafforzata. “I criteri Made in Ue devono essere ambiziosi e coerenti”, ha detto. La ministra francese ha poi chiesto anche un miglioramento del meccanismo dei supercrediti, per evitare doppio calcolo e frodi, misure post 2035 e una estensioen del supercredito a tutte le autoelettriche.
Totalmente contrari, anche alla proposta della Commissione così com’è, si sono espressi i ministri di Malta, Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Spagna e Svezia. Per loro l’unica strada è l’elettrico. Per la ministra svedese, Helena Dyrsse, le misure proposte “rischiano di penalizzare chi hà già investito in tecnologie a zero emissioni. Le flessibilità creano incertezza” e “devono essere limitate e chiaramente definite”. La Finlandia non è stata cosi categorica ma ha sostenuto la necessità di non allargare ulteriormente le flessibilità previste nella proposta della Commissione.
La Germania ha espresso soddisfazione per la proposta della Commissione. Il ministro Carsten Schneider ha detto che l’elettrificazione resta “centrale” ma che “bisogna promuovere anche veicoli a trazione diversa”. Sulla clausola Made in Ue il ministro tedesco ha espresso una riserva d’esame, mentre sul supercredito ha detto che “la Germania lo vede con un occhio critico”. Una posizione simile a quella tedesca è stata espressa da Belgio, Lituania.
L’Italia, insieme agli Stati membri che hanno sottoscritto il non paper circolato lunedì (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia), ha espresso la volontà di estendere le flessibilità introdotte, a favore di combustibili alternativi. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha posto l’accento sulla necessità di introdurre una nuova categoria di veicoli aliementati esclusivamente con carburanti CO2 neutrali. “allo stesso tempo è essenziale estendere e rendere coerenti gli strumenti di flessibilità, assicurando un percorso di decarbonizzazione realistico, allineato alla disponibilità di infrastrutture e alla effettiva risposta del mercato”, ha detto il ministro italiano.
Pichetto Fratin si è detto contrario anche un approccio basato solo sulle emissioni allo scarico e ha chiesto di estendere il supercredito alle auto alimentate solo con carburanti alternativi. Per Pichetto, questo approccio potrebbe portare “all’apertura di un nuovo spazio industriale. L’Europa può diventare all’avanguardia in nuovi carburanti e nei motori CO2 neutri”.
La Lettonia, infine, è andata oltre, dicendosi aperta a una flessibilità dell’80 per cento. (Public Policy Europe) NAF





