GovTech forum 2026: il ruolo delle politiche pubbliche nella sovranità digitale

0

ROMA (Public Policy Bytes) – Secondo i dati del GovTech maturity index della Banca mondiale, l’Italia è uno dei Paesi più avanzati nella trasformazione digitale pubblica a livello europeo. Ciononostante, il 52% degli italiani la considera meno matura di quanto effettivamente sia. È il principale rilievo che emerge da una ricerca condotta da Feel, think tank che organizza l’annuale GovTech forum.

L’edizione di quest’anno, tenutasi al Luiss hub di Milano, ha ospitato un panel istituzionale dedicato alla presentazione della ricerca e al commento delle sue conclusioni, in un dibattito sul ruolo della sovranità digitale nell’e-government a cui hanno partecipato l’eurodeputato del Partito democratico Brando Benifei e i deputati di Fratelli d’Italia Andrea Mascaretti e di Azione Federica Onori.

“Il dibattito sulla sovranità digitale europea non può trasformarsi in un’impostazione protezionistica” – ha commentato Benifei. “Dobbiamo costruire alternative europee che oggi non esistono, con un approccio che unisca l’apertura all’innovazione alla garanzia di avere delle alternative autonome. La nostra urgenza è avere un mercato dei capitali europeo integrato, in modo che le nostre startup smettano di doversene andare per mancanza di finanziamenti. Serve semplificare l’accesso ai 27 Paesi tramite il cosiddetto 28º regime: un unico regime societario per favorire l’ingresso sul mercato europeo e superare la frammentazione”.

L’europarlamentare, relatore del Regolamento europeo sull’IA, ha inoltre evidenziato la necessità di “trovare un nuovo equilibrio” nelle politiche comunitarie sulla protezione dei dati, “anche seguendo il buon lavoro svolto dal Comitato europeo per la protezione dei dati (Edpb) e dal Garante europeo della protezione dei dati (Edps)” – ha aggiunto, ribadendo la necessità di conciliare alte tutele con una “maggiore semplicità di accedere a dati di qualità, anche anonimizzati, per l’attività di addestramento dei sistemi di intelligenza artificiale”.

Sul modo in cui la mancanza di campioni industriali europei mina la sovranità digitale del continente, infine, Benifei crede che “in Italia manchi soprattutto l’alfabetizzazione digitale”. Gli italiani – sostiene – sono “fortemente a favore della sovranità digitale per evitare condizionamenti da aziende americane, ma occorre comprendere i modi in cui attuarla”.

Sul tema della sovranità, Mascaretti crede che “in una dimensione dove l’Italia ha 60 milioni di abitanti mentre la Cina ne ha un miliardo e cinquecento milioni è difficile essere competivi, con il numero di ingegneri e persone con competenze per lavorare allo sviluppo dell’IA che hanno Paesi come la Cina, l’India o gli Stati Uniti, oltre agli enormi investimenti da parte dei privati, che vanno ben oltre quello che può fare un singolo Paese europeo”.

Sulla regolamentazione delle nuove tecnologie, inoltre, Mascaretti si è detto “convinto che non si possa normare tutto, che sia sbagliato rincorrere l’evoluzione tecnologica cercando ogni volta di normare un rischio”. Nel caso specifico dell’IA – ha aggiunto – “credo sia impossibile immaginare di rincorrerla. È molto più semplice dire: abbiamo dei valori, applichiamoli a qualsiasi innovazione tecnologica ci sia”. A tal riguardo, portando l’esempio della legge italiana sulla space economy, di cui è stato relatore, ha ricordato che “ci vogliono due anni e mezzo in un Paese europeo per approvare una legge: immaginiamo quando il passaggio è doppio tra l’Italia e l’Europa”.

Sull’esigenza di avere campioni industriali che possano garantire l’indipendenza tecnologica del continente, ha evidenziato che “in Europa abbiamo aggregazioni come Leonardo, Thales, Airbus: grandi colossi. Quando c’è necessità, il privato riesce spesso a essere più veloce dei governi, perché nel sistema di rappresentanza democratica il percorso diventa effettivamente molto lungo. Riusciremo a fare tutto questo – ha concluso – quando avremo un’Europa in grado di decidere veramente in maniera condivisa”.

Infine, Federica Onori, da settembre 2025 rappresentante speciale per l’IA dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha illustrato il contributo apportato dall’Osce alla discussione sulla governance dei fenomeni più complessi introdotti dalle nuove tecnologie. Tra questi – segnala – “vi sono il tema della trasparenza degli algoritmi, per una algogovernance etica e trasparente, quello estremamente delicato delle armi autonome e la salvaguardia dei processi democratici”.

Sulla sovranità digitale, Onori avverte che “bisogna prestare attenzione a declinarla nei termini adeguati. Rischiamo, nel prendere delle decisioni poco ragionevoli, di trovarci indietro rispetto ai nostri competitor”, rimarcando la necessità di non brandirla come un slogan. “L’obiettivo – ha spiegato – è la massimizzazione del benessere dei cittadini europei – non di alcune imprese – e la strada più convincente è quella di operare uno spostamento e una ricostituzione delle catene del valore secondo il re-shoring e il friend-shoring, ma che deve essere fatto in tempo per ricostituire un’autonomia europea e rimanere competitivi”.

La deputata ha poi riflettuto sui principali ostacoli alla competitività europea. Tra questi, “necessariamente, l’over-regulation, l’eccesso di regolamentazione. È un ostacolo non soltanto per il fatto che vi sono tante leggi, ma perché molte di queste sono spesso vaghe”. In questo – ha proseguito – “dobbiamo provare a mettere in discussione anche il nostro approccio e prenderne in esame altri. C’è anche il tema di come posizioniamo le risorse pubbliche. Serve capire se c’è un modello di business per le startup che possa permettere ad alcune idee di essere testate sul mercato. Questa è un’idea di policy su cui stiamo lavorando dentro una piattaforma di dialogo interparlamentare che si chiama Open european dialogue”.

Infine, come “prospettiva per il futuro, occorre provare a capire in quale direzione possiamo orientare i nostri sforzi per ritagliarci una nicchia nel campo dell’IA. Non dobbiamo necessariamente provare a costruire il nostro OpenAI, ma puntare ad esempio sui vertical Llm, linguaggi settoriali in cui sfruttare l’expertise del campo giuridico o manifatturiero”.

Dello stesso avviso, in risposta, Mascaretti: “quel che dobbiamo coltivare è la capacità tecnologica, le menti e la capacità di cambiare velocemente. Se prendiamo strade troppo burocratiche, non arriviamo da nessuna parte. Occorre la capacità di rendere più facile per le imprese sperimentare, con meno vincoli. Le tutele devono stare nel saper utilizzare l’innovazione in forma difensiva”.

Benifei, nelle sue conclusioni, si è detto lieto di constatare che tra i relatori sia “un punto condiviso” la convinzione che “l’Europa dei veti ci porta poco lontano”. A tal riguardo – sostiene – “non possiamo aspettare di progettare un missile facendo una riunione dove ogni Governo deve dire la sua. C’è un auspicio chiaro sulla necessità di costruire un’Europa più integrata che risponda unitariamente alle sfide. Dobbiamo affrontare questi temi con la consapevolezza che non abbiamo bisogno di sovranismo d’accatto, ma di guardare a come poter portare una competizione globale”. (Public Policy Bytes) DVZ