BRUXELLES (Public Policy Europe) – Sulle misure a breve termine per ridurre i prezzi dell’Energia l’Italia e gli altri nove Paesi, che nei giorni scorsi avevano scritto ai vertici Ue per chiedere cambiamenti radicali dell’Ets, portano a casa un chiaro impegno della Commissione a lavorare su misure nazionali ad hoc. Per Roma questo significa una grande apertura al decreto Energia (o Bollette), in particolare sulla sterilizzazione dei costi delle quote di emissione Ets per i produttori di energia. La Commissione ha aperto anche all’estensione delle quote gratuite Ets per le industrie energivore e a misure per ridurre la volatilità dei prezzi Ets.
A fare fronte comune erano stati i leader di Italia, Austria, Croazia, Grecia, Romania, Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia. Alla fine, nelle conclusioni è entrato un invito alla Commissione a lavorare con gli Stati membri per elaborare misure nazionali temporanee e mirate per mitigare l’impatto sui carburanti e sulla bolletta elettrica. Durante la conferenza stampa al termine del Consiglio, von der Leyen ha ricordato i contenuti nella lettera inviata qualche giorno fa ai leader sull’energia. Sull’Ets ha confermato la prossima adozione dei nuovi benchmark di efficienza e un aumento della capacità d’intervento della riserva di stabilità del mercato. Sul lungo termine i leader Ue hanno confermato la volontà di proseguire con il processo di decarbonizzazione.
Anche se la guerra in Iran e la crisi dei prezzi ha fatto passare in secondo piano il tema della competitività, le conclusioni adottate dai leader Ue contengono una tabella di marcia per l’adozione di alcuni tasselli importanti per il completamento del mercato unico. Entro la fine di quest’anno dovrebbero vedere la luce diversi provvedimenti, come il 28th regime, il pacchetto reti, l’euro digitale, le proposte sull’Unione dei capitali riguardanti la cartolarizzazione, le pensioni integrative e l’integrazione e vigilanza dei mercati, l’Industrial accelerator act.
Per quanto riguarda la situazione in Medio Oriente le novità principali sono arrivate al di fuori dell’Europa Bulding, dove si tiene il Consiglio europeo. In una dichiarazione congiunta, i primi ministri di Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si sono impegnati a contribuire alla sicurezza dello stretto di Hormuz, una volta che le attività saranno cessate. Le conclusioni del Consiglio europeo contengono un richiamo a “un rafforzamento del coordinamento con i partner della regione, al fine di garantire la libertà di navigazione, una volta soddisfatte le condizioni necessarie”.
Sul fronte Ucraina, come previsto, il Consiglio europeo non è riuscito a far cambiare posizione al primo ministro ungherese Viktor Orban, nonostante la lavata di capo del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e l’irritamento degli altri leader Ue. Orban ha mantenuto il suo veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia ma soprattutto sul pacchetto di aiuti da 90 miliardi. Le conclusioni sono state approvate a 25, senza neanche il sostegno del premier slovacco Robert Fico. (Public Policy Europe) NAF





