I parlamentari Usa a Trump: l’Ue penalizza le nostre aziende, fermare il Dma

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di Daniele Venanzi

ROMA (Public Policy Bytes) – “L’Ue continua in molteplici modi a perseguire atti, politiche e pratiche anticoncorrenziali come strumento di sfruttamento economico e coercizione normativa ai danni delle imprese statunitensi”. A sostenerlo è un gruppo di 25 deputati repubblicani degli Stati Uniti, che ha recapitato una lettera al presidente Donald Trump affinché intraprenda “azioni decisive prima che l’Ue consolidi ulteriormente questo regime anti-americano” e ricorra a “tutti gli strumenti in suo possesso” per l’imposizione di eventuali dazi ai sensi del Trade Act.

La missiva, di cui Public Policy Bytes ha preso visione, riconduce le pratiche contestate alle “interpretazioni estreme” del Digital markets act che si sarebbero affermate nella Commissione europea con “l’intento di sottrarre ricavi alle aziende americane” e causare “potenziali violazioni dei diritti fondamentali di proprietà intellettuale”. Tali letture della norma, sottolineano i membri del Congresso, produrrebbero effetti “contradditori rispetto agli impegni presi dall’Ue nei confronti degli Stati Uniti” per “ridurre le barriere al commercio digitale”. Il tutto, sostengono, mentre le parti lavorano per implementare il “quadro per il commercio e gli investimenti transatlantici equi, equilibrati e reciprocamente vantaggiosi”, come da dichiarazione congiunta firmata ad agosto 2025 a seguito dell’intesa raggiunta tra Ursula von der Leyen e Trump.

Secondo i rappresentanti, i parametri di fatturato, capitalizzazione e numero di utenti in Ue che sanciscono quali servizi online vengono designati come “gatekeeper”, ossia piattaforme di grandi dimensioni ai sensi del Dma, sarebbero stati “fissati a livelli che finiscono per colpire principalmente le società tecnologiche statunitensi”, risparmiando invece i loro concorrenti europei e cinesi. A giugno la Commissione ha reso noto che intende aggiungere alle società designate come “servizi di piattaforma di base” anche Amazon e Microsoft in relazione ai loro servizi di cloud computing di Aws e Microsoft Azure: una decisione, sostengono i firmatari della lettera, che “imporrà oneri normativi senza precedenti a cui i concorrenti cloud europei e cinesi non sarebbero sottoposti”.

Allo stesso modo, avvertono i deputati, l’Ue si appresta a comminare “la sanzione più alta mai applicata finora ai sensi del Dma” a Google, “sebbene l’azienda abbia già apportato riforme significative al suo motore di ricerca per conformarsi alla normativa”. Al riguardo, un portavoce della Commissione ha dichiarato che Bruxelles è “al lavoro da tempo con l’azienda per un adeguamento” che scongiuri la multa, avvertendo tuttavia che l’esecutivo Ue “non aspetterà all’infinito e a un certo punto farà il passo successivo”.

Secondo Mountain View, le modifiche imposte dall’Ue costituiscono “il più grande passo indietro nella storia” di Google Search, che “offrirà agli utenti europei un’esperienza di seconda categoria”. Ulteriori letture del Regolamento, ribadiscono i deputati, “potrebbero causare danni rilevanti alla proprietà intellettuale, alla privacy e alla sicurezza, tra cui il trasferimento forzato di dati degli utenti e di segreti commerciali, nonché la creazione di gravi vulnerabilità informatiche nei sistemi operativi statunitensi”.

Il riferimento è alle misure emanate il 16 luglio, con cui la Commissione ha imposto a Google di rendere disponibili ad aziende terze i dati del suo motore di ricerca e della sua intelligenza artificiale – provvedimenti che, secondo la società, “rischiano di indebolire le tutele fondamentali in materia di privacy e sicurezza per milioni di cittadini europei”. Il nodo è l’anonimizzazione dei dati, più complessa da attuare di quanto sostenga l’esecutivo Ue: “il rischio che le ricerche private dei cittadini europei vengano esposte ad aziende sconosciute, in assenza di un’adeguata anonimizzazione dei dati e senza la consapevolezza o il consenso da parte degli utenti”.

Parimenti, ricordano i congressmen, per mancata conformità al Dma, Apple non può rendere disponibile in Ue la sua nuova versione dell’assistente Siri alimentata dall’IA, “nonostante 18 mesi di interlocuzioni con le istituzioni europee”. Allo stesso modo, a Meta è stato ordinato di aprire WhatsApp ai chatbot di IA concorrenti, i quali “non hanno investito nulla per costruire” gli ecosistemi digitali edificati dalle big tech statunitensi. Amazon, inoltre, “continua a essere l’unica società di vendita al dettaglio designata dal Dma”, nonostante “aziende come Temu e AliExpress siano gli attori dominanti in numerose giurisdizioni europee”.

Tutto ciò, sottolinea la lettera, “estende la portata del Dma ben oltre i suoi intenti originari”. Al contrario, le aziende europee hanno potuto “operare liberamente negli Stati Uniti per decenni, beneficiando dell’accesso al nostro mercato e ai nostri consumatori in condizioni di parità” – conclude la lettera, citando il rappresentante per il Commercio Howard Lutnick. (Public Policy Bytes)

Aggiornamento al 23-07-2026: la Commissione Ue ha poi comminato a Google una sanzione di 890 milioni di euro per violazione del Dma

@danielevenanzi

(foto cc White House)