La Bce valuta positivamente l’impatto dell’IA sull’occupazione. Per ora

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ROMA (Public Policy Bytes) – Quasi il 90% delle imprese europee con almeno 250 dipendenti utilizza l’intelligenza artificiale, contro il 60% di quelle con meno di 10 dipendenti. È uno dei principali dati che emergono da una ricerca della Banca centrale europea (Bce) sulle implicazioni della diffusione dell’IA nel mercato del lavoro nell’Ue.

Il report, a fronte del dato secondo cui solo un quarto delle imprese investe nella nuova tecnologia, sostiene che “non è necessario investire direttamente nell’IA per poterla utilizzare”. A parere degli autori, infatti “gli strumenti facilmente accessibili online rendono la barriera d’ingresso per l’utilizzo dell’IA relativamente bassa, consentendone una diffusione ampia anche tra le imprese di piccole dimensioni”.

Sui risvolti occupazionali, l’indagine rileva che “gli investimenti e l’uso intensivo dell’IA non stanno ancora sostituendo i posti di lavoro”, sostenendo che, “al contrario, alcune imprese stanno assumendo nuovo personale”.

La tendenza – si legge – sarebbe motivata dalla domanda di nuove professionalità per sviluppare e implementare le tecnologie e dal rapido incremento della produzione imputabile all’adozione dell’IA stessa. “Guardando all’orizzonte di un anno – sostiene infatti la ricerca – le imprese che prevedono di investire in IA continuano a pianificare più assunzioni rispetto a quelle che non hanno programmi di investimento”.

“Nel complesso – conclude il report – i dati suggeriscono che l’impatto è attualmente ancora positivo, soprattutto perché l’IA non ha ancora trasformato in modo significativo i processi produttivi”. Gli autori, tuttavia, avvertono che “gli effetti di lungo periodo restano ancora incerti”, trattandosi di “una trasformazione destinata a intensificarsi”. (Public Policy Bytes) DVZ