L’Ue dopo Ceuta: Frontex più forte e obblighi per le piattaforme online

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BRUXELLES (Public Policy Europe) – Estendere i poteri dell’Agenzia costiera e di frontiera dell’Ue, Frontex, un nuovo meccanismo europea di risposta alle emergenze e creare un nuovo quadro europeo contro i trafficanti. È quanto ha proposto la Commissione europea in un piano di cinque punti proposto per evitare nuove crisi migratorie come quella di Ceuta, dove il 31 luglio scorso 72mila persone hanno superato il confine tra Marocco e Spagna.

Il patto per la migrazione e l’asilo entrato definitivamente in vigore a giugno 2026, su cui la Commissione riferirà tra due settimane, “è la base” di queste nuove iniziative, ha fatto sapere il commissario europeo agli Affari interni, Magnus Brunner, presentando martedì scorso le proposte. La Commissione europea vuole che “Frontex agisca “con maggiore determinazione, in particolare collaborando con i Paesi terzi” e intervenga anche contro “le minacce ibride”, ha detto l’austriaco. Nei suoi piani la Commissione prevede di creare organi permanenti per il dispiegamento immediato di personale e attrezzature, un ruolo più incisivo nei rimpatri, una cooperazione più stretta con i Paesi partner e una solida capacità di monitoraggio delle frontiere esterne e delle aree antistanti le stesse. Per Frontex la Commissione propone anche di consentire all’agenzia di monitorare i social media per contrastare i possibili ingressi irregolari di massa.

Per rafforzare le frontiere esterne la Commissione punta a creare un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze negli scenari in cui i movimenti di massa vengono orchestrati e strumentalizzati come accaduto nell’exclave spagnola. L’Esecutivo europeo punta a fornire agli Stati supporto urgente anche attraverso il Meccanismo di protezione civile dell’Unione che gli Stati membri attivano in caso di disastri naturali.

La diplomazia con i Paesi terzi resta un pilastro del piano svelato martedì. Una nuova iniziativa mediterranea per le competenze e l’occupazione dei giovani, permetterà di incentivare i canali di mobilità legale, con un “Gateway Office” coordinato dall’Ue, spiega Bruxelles. I Paesi terzi saranno anche inclusi nel funzionamento di meccanismi e protocolli di allerta precoce efficienti. Bruxelles punta a rafforzare la cooperazione più stretta tra Frontex, Europol, Eurojust e i Paesi partner, per migliorare lo scambio di informazioni, le analisi dei rischi e delle minacce e l’intelligence sulle tendenze e sulle rotte migratorie.

Il terzo pilastro del piano della Commissione è dedicato alla conoscenza della situazione e ai sistemi di allerta. Un sistema di invio di informazioni rapido obbligherà gli Stati membri ad aggiornare immediatamente il sistema di sorveglianza delle frontiere (Eurosur) in caso di minacce. L’Esecutivo Ue vuole sfruttare anche gli strumenti della legge sui contenuti digitali illegali (Digital Services Act) per dialogare con le grandi piattaforme e rispondere prontamente a crisi e incidenti. La lotta all’immigrazione irregolare su internet consisterà anche nelle partnership digitali che la Commissione europea chiede di instaurare con i Paesi terzi.

La creazione di un regime di sanzioni è tra le proposte per lo smantellamento delle reti criminali. L’inclusione nella lista permetterà di congelare i beni detenuti dai trafficanti nell’Ue e impedirgli il transito nei 27 Stati membri. L’Esecutivo Ue punta anche a chiedere alle piattaforme online di rintracciare le attività dei trafficanti e aiutare gli Stati membri nell’individuazione dei flussi finanziari con un quadro unico in tutta l’Ue. Quanto all’ultimo pilastro del piano che verrà presentato ai ministri degli Interni al Consiglio Ue del 1° e 2 ottobre, la Commissione proporrà un meccanismo di incentivi per il rilascio dei visti per i Paesi che collaborano nei rimpatri e di permettere a Frontex di svolgere un ruolo attivo nel rientro dei migranti irregolari. (Public Policy Europe) GMA