ROMA (Public Policy Bytes) – Parere favorevole del Governo, tramite il dipartimento per le Politiche della famiglia, alla proposta dello Eu Kids Act della Commissione europea, con alcune osservazioni. L’Esecutivo – si legge nella relazione del dipartimento, presa in visione da Public Policy Bytes – guarda con favore “l’istituzione di un quadro normativo armonizzato in tutta l’Unione europea per proteggere i minori dai rischi derivanti dai servizi digitali”.
Rispettato, secondo il parere, il principio di attribuzione sancito dal Trattato sull’Unione europea, in quanto l’intervento normativo europeo regola il funzionamento del mercato interno dei servizi digitali e delle piattaforme di condivisione video. “Sebbene la tutela dei minori e della salute pubblica siano materie di competenza concorrente – spiega il dipartimento – l’oggetto preminente dell’atto mira a disciplinare le condizioni ambientali, operative e di accesso per i prestatori di servizi della società dell’informazione che operano in modo transfrontaliero nell’Ue”.
Il Governo considera la proposta di Bruxelles conforme anche al principio di sussidiarietà, poiché “la natura transfrontaliera della rete e dei fornitori di piattaforme digitali rende evidente l’incapacità dei singoli Stati membri di affrontare e risolvere in modo adeguato le problematiche di sicurezza dei minori online mediante interventi esclusivamente nazionali. Le regole vigenti nei singoli Paesi non riescono, infatti, a vincolare in maniera omogenea ed efficace operatori stabiliti in diverse giurisdizioni dell’Unione”.
Il provvedimento, a parere dell’Esecutivo, rispetta anche l’interesse nazionale. “In precedenti dichiarazioni – ricorda la relazione – il Governo italiano ha già evidenziato l’esigenza di affiancare eventuali limiti di accesso ai social media con una più incisiva responsabilizzazione delle famiglie e delle piattaforme digitali, ritenendo che la tutela dei minori oltre alle famiglie debba vedere coinvolti i fornitori e le relative piattaforme e sistemi; pertanto, gli strumenti tecnologici devono essere progettati e gestiti in modo coerente con l’interesse superiore del minore”.
Il dipartimento, ad ogni modo, riscontra maggiori criticità in materia di proporzionalità del provvedimento, in particolare per quanto concerne i sistemi di verifica dell’età con cui accertare che gli utenti che accedono alle piattaforme ne abbiano i requisiti anagrafici. “Va adeguatamente considerato, tuttavia, uno specifico aspetto, sul quale va posta adeguata attenzione: gli impatti che può avere la circostanza che meccanismi di verifica dell’età si riversano inevitabilmente su tutta la popolazione, con possibili indebite restrizioni all’accesso ad internet; ciò anche in considerazione del fatto che la proposta adotta un approccio orizzontale, estendendo il proprio ambito di applicazione non soltanto ai social media, ma anche alle piattaforme di condivisione video, agli app store, ad alcune categorie di videogiochi e ai sistemi di intelligenza artificiale conversazionale utilizzati dai minori”, avverte la relazione.
Il Governo suggerisce, infine, di integrare l’articolato prevedendo un ruolo più delineato della funzione educativa delle famiglie, “tenuto conto delle capacità delle stesse, delle risorse educative e relazionali che caratterizzano il nucleo familiare, visto che le relative e conseguenti misure impattano sulle politiche familiari ed educative, che rientrano nelle competenze degli Stati membri e implicano scelte di natura politica e, come tali, non sono riconducibili esclusivamente a valutazioni tecniche o regolatorie”. (Public Policy Bytes) DVZ




