di Fabio Napoli
BRUXELLES (Public Policy Europe) – L’opzione di un rinvio del ripagamento del debito contratto per NextGenerationEu (Recovery Fund), che finora è circolata sottotraccia nei negoziati sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Ue (Qfp 2028-2034), è una carta sempre meno spendibile tra i cosiddetti Paesi coesionisti, a causa dell’aumento dei tassi di interesse a livello internazionale. A confermarlo in maniera indiretta è anche un documento di lavoro interno alla Commissione europea, di cui Public Policy Europe ha preso visione.
La proposta di bilancio settennale avanzata dalla Commissione europea prevede una dotazione pari a 168 miliardi (75 miliardi per ripagare il capitale vero e proprio e 93 miliardi per gli interessi). Una delle proposte avanzate nei negoziati interni al Consiglio dai cosiddetti Paesi amici della Coesione, Italia compresa, prevede un rinvio del rimborso del debito contratto, per liberare risorse da spendere. L’aumento dei tassi di interesse nel mercato dei titoli di debito degli ultimi mesi, a causa delle varie crisi internazionali, dei prezzi dell’energia e delle incertezze crescenti sui titoli americani, ha messo in discussione l’equazione.
L’analisi interna alla Commissione europea rivela che i costi per gli interessi tra il 2028 e il 2034 hanno già subito un incremento stimato tra i 6 e i 9 miliardi di euro, con una riduzione della quota destinata al rimborso del capitale a 69 miliardi di euro. Di conseguenza, la traiettoria temporale dei pagamenti principali dei debiti NextGenerationEu si estenderà fino al 2058, superando la precedente previsione del 2056.
Secondo i servizi della Commissione, un eventuale posticipo o riduzione dei rimborsi del capitale, comporterebbe un aumento automatico degli oneri finanziari complessivi, sia nel prossimo Qfp che nell’intero periodo di rimborso. Ad esempio, il documenti ipotizza che se si riducesse del 50% il rimborso del capitale originariamente proposto (37,5 miliardi di euro invece dei 75 miliardi inizialmente indicati), la spesa complessiva nel 2028-2034 si ridurrebbe solo di circa 30 miliardi di euro (e non di 37,5 miliardi). In presenza di tassi elevati, il rinnovo dei titoli in scadenza avverrebbe a tassi superiori rispetto a quelli fissati in media fino ad oggi. Ciò comporterebbe, per i futuri Qfp (cioè a partire dal 2035), la necessità di stanziare oltre 24 miliardi di euro all’anno per il rimborso del debito contratto.
Il prossimo Quadro finanziario pluriennale è al centro anche del Consiglio europeo in corso. Come riferiscono fonti diplomatiche, il passaggio non sarà decisivo. Il pacchetto negoziale (negobox) proposto dalla presidenza irlandese del Consiglio Ue non è servito ad avvicinare le posizioni dei coesionisti e dei frugali. Diverse fonti diplomatiche sono concordi sul fatto che la guida dei negoziati passerà necessariamente alla presidenza del Consiglio europeo. Il presidente Antonio Costa potrebbe presentare una sua negobox già il prossimo mese, quando potrebbe essere convocato un Consiglio europeo straordinario. Il pacchetto Costa comprenderà sicuramente opzioni più concrete rispetto alle risorse proprie. Diverse fonti diplomatiche fanno sapere che finora i negoziati non sono nemmeno mai partiti a livello tecnico, proprio su un tema che richiederebbe invece approfondite analisi a livello tecnico. Tutti puntano il dito contro la presidenza irlandese, che non sarebbe davvero interessata ad approfondire la questione.
Solo quando Costa presenterà la sua proposta di compromesso, si capirà se il Consiglio europeo di dicembre sarà quello decisivo. Finora il calendario ufficiale prevede un accordo tra gli Stati membri entro la fine dell’anno. Al momento, anche su questo punto, le delegazioni sono divise, tra chi scommette sul rispetto del calendario (visto le scadenze elettorali del prossimo anno, che complicherebbero le cose) e chi prevede un accordo posticipato solo di qualche mese (tra gennaio e febbraio).
In questo quadro, la carta del rollover del debito sembra perdere quota. Il vero asso della manica del presidente Costa potrebbe essere il rebate, il meccanismo di rimborso dei Paesi che contribuiscono di più al bilancio dell’Ue rispetto a quello che ricevono indietro (storicamente, i Paesi frugali). Uno scambio negoziale tra il mantenimento dei rebate, in cambio di minori tagli al bilancio potrebbe essere la carta in grado di avvicinare le due posizioni. “I rebate avranno un ruolo del negoziato, ma sarà qualcosa che Costa tirerà fuori a notte fonda, un minuto prima della conferenza stampa finale del Consiglio europeo”, scommette un diplomatico. (Public Policy Europe)
@Naffete





