Tutela minori, al via seconda fase processo New Mexico-Meta

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ROMA (Public Policy Bytes) – Al via la seconda fase del processo per la causa intentata dal procuratore generale del New Mexico contro Meta per il ruolo che gli algoritmi delle sue piattaforme social sortirebbero sui minori. Nella nuova fase, la pubblica accusa chiede al giudice di imporre cambiamenti strutturali alle app di Meta, quali Facebook e Instagram, per limitare quelle funzionalità che generano dipendenza, migliorare i sistemi di verifica dell’età e prevenire lo sfruttamento sessuale dei minori attraverso impostazioni di privacy predefinite e una sorveglianza più rigorosa.

Nella prima fase, conclusasi con una sentenza di fine marzo, la corte di Santa Fè ha condannato il gruppo guidato da Mark Zuckerberg a una sanzione di 375 milioni di dollari per aver violato il New Mexico unfair practices act, legge statale sulle pratiche commerciali scorrette, poiché avrebbe ingannato gli utenti circa la sicurezza delle sue piattaforme e facilitato lo sfruttamento sessuale dei minori.

A orientare il caso furono i risultati dell’operazione sotto copertura “Metaphile”, in cui falsi profili di minori creati dalle autorità sono stati rapidamente presi di mira da predatori sessuali. Secondo l’accusa, le raccomandazioni algoritmiche dell’azienda avrebbero creato “cicli predatori algoritmici”, mentre i dirigenti di Menlo Park avrebbero ignorato gli avvertimenti lanciati dai propri addetti alla sicurezza, con il fine di perseguire il profitto e il coinvolgimento degli utenti.

Il verdetto, insieme a un’altra condanna inferta il giorno precedente dal tribunale di Los Angeles, segna un punto di svolta e un precedente nel quadro normativo statunitense, aggirando lo scudo legale tradizionalmente offerto dalla Sezione 230 del Communications decency act del 1996, norma federale che esonera le piattaforme online dalla responsabilità legale per i contenuti pubblicati dai loro utenti. La Sezione 230, nello specifico, recita che “nessun fornitore o utilizzatore di un servizio informatico interattivo deve essere trattato come l’editore o l’autore di informazioni fornite da un altro fornitore di contenuti informativi”. Le cause, infatti, si sono concentrate sull’intenzionale progettazione dei prodotti e sulla frode ai consumatori, piuttosto che sui contenuti pubblicati dagli utenti.

Nel caso californiano, Meta era stata condannata a un risarcimento di 6 milioni di dollari a una ventenne che aveva sporto denuncia per i danni causatile dall’architettura delle piattaforme. Queste, secondo l’accusa, attraverso funzioni come lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei contenuti e gli algoritmi di raccomandazione, sarebbero state progettate per generare dipendenza, contribuendo a causare depressione, ansia, dismorfofobia e pensieri suicidi nella querelante fin dalla sua infanzia.

Meta ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso in appello contro il verdetto di marzo e ha avvertito che potrebbe sospendere i servizi di Instagram e Facebook nel New Mexico qualora fosse costretta a rispettare mandati che ritiene impraticabili. (Public Policy Bytes) DVZ