Ue, le proposte di 11 Paesi per superare i veti in politica estera

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BRUXELLES (Public Policy Europe) – Undici Paesi dell’Unione europea hanno avanzato una serie di proposte per superare le decisioni di politica estera dell’Ue bloccate con il diritto di veto. La lettera si basa su cinque principi, è scritta in vista della riunione informale del Consiglio dei ministri degli Esteri prevista in Irlanda ed è indirizzata all’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas. A firmarla sono Austria, Danimarca, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania, Spagna e Svezia.

Gli undici ministri degli Esteri si impegnano in primis a ricorrere allo strumento della “astensione costruttiva in linea con i trattati dell’Ue” per impedire che una decisione venga bloccata in caso di dubbi su una proposta. “Ci asterremo dal collegare in modo ostacolante una decisione in materia di politica estera a questioni che sono sostanzialmente estranee all’argomento e solleveremo le nostre riserve esclusivamente in merito agli aspetti relativi alla proposta”, si legge in un altro punto. I dubbi su un’eventuale decisione saranno sollevati “nella fase più precoce possibile, al fine di garantire tempo sufficiente per la consultazione, il chiarimento e l’individuazione di possibili soluzioni”, si legge ancora.

I ministri chiederanno anche a Kallas di presentare proposte “compatibili con i trattati” per agevolare le decisioni in politica estera. Gli undici chiedono che le ragioni per opporsi a una decisione da prendere a maggioranza qualificata, come prevedono i Trattati, siano “identificate” per permettere di trovare una “soluzione accettabile”. Nel nuovo approccio per le decisioni di politica estera che gli Stati membri dovrebbero adottare c’è anche l’adesione ai principi di “sincera cooperazione e solidarietà reciproca”. “Riconosciamo che tali principi sono giuridicamente vincolanti e si applicano al processo decisionale in seno al Consiglio”, sottolineano.

I cinque principi sono proposti per permettere alla politica estera dell’Ue di decidere “con velocità, determinazione e peso politico”. Le proposte servirebbero per permettere “all’azione esterna dell’Unione” di adattarsi “a un contesto profondamente mutato, caratterizzato dalla competizione strategica, da una crescente instabilità e dai tentativi di minare l’ordine internazionale basato sulle regole”. “La capacità dell’Unione di difendere i propri valori e interessi dipende dalla sua capacità di mobilitare il proprio peso collettivo politico, economico e diplomatico in modo rapido ed efficace”, sottolineano i ministri. “Il quadro legale per l’adozione dei cinque principi esiste già, dipende solo da noi metterli in pratica”, sottolineano nella lettera.

Le decisioni all’unanimità “costituiscono un’importante fonte di legittimità” per la politica estera dell’Ue, secondo gli undici Paesi. “Continuiamo a perseguire le decisioni all’unanimità ove possibile, ma dobbiamo anche garantire che questa cultura del consenso favorisca l’azione comune anziché ostacolarla”, si legge nel documento che accompagna la lettera a Kallas e agli altri 16 Paesi dell’Ue che non l’hanno firmata. “Intendiamo quindi cercare soluzioni che ottengano il più ampio sostegno possibile tra gli Stati membri, indipendentemente dalle regole di voto applicabili, esplorando al contempo le opzioni per un processo decisionale migliore già previste dai trattati dell’Ue”, sottolineano i Paesi firmatari. (Public Policy Europe) GMA