Chip, Nvidia al centro del triangolo Usa-Cina-Taiwan

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ROMA (Public Policy Bytes) – Nvidia porterà a 150 miliardi di dollari l’anno i suoi investimenti a Taiwan. A dichiararlo è l’amministratore delegato Jensen Huang, che ha definito lo Stato insulare “l’epicentro della rivoluzione dell’intelligenza artificiale”. Il produttore statunitense di semiconduttori “fino a 4-5 anni fa spendeva tra i 10 e i 15 miliardi” nell’hub di Taipei, ha ricordato Huang durante una celebrazione per l’inizio della costruzione della nuova sede taiwanese di Nvidia, progetto da 40 miliardi di dollari il cui avvio è previsto per il 2026, con fine lavori stimata al 2030.

I nuovi piani di Nvidia a Taiwan si inseriscono in un contesto di mutate relazioni tra il Paese asiatico e gli Stati Uniti durante il secondo mandato di Donald Trump, a seguito di decisioni assunte allo scopo di migliorare i rapporti tra Washington e Pechino. Al ritorno dalla sua visita istituzionale in Cina di maggio, alla quale ha preso parte lo stesso Huang, il presidente ha dichiarato in un’intervista a Fortune che “oggi Taiwan non esisterebbe se Intel” – di cui il Governo degli Stati Uniti detiene una partecipazione di circa il 10% – “controllasse l’intero giro d’affari” nel settore dei semiconduttori. “Se fossi stato presidente quando tutte queste aziende statunitensi hanno iniziato a importare i propri chip dalla Cina, avrei imposto dazi tali da proteggere Intel”, ha aggiunto, alludendo alla dipendenza della filiera degli Stati Uniti dalle forniture di Taiwan semiconductor manufacturing co (Tsmc).

Al ritorno dall’Asia, Trump ha anche glissato sulle domande della stampa riguardo un intervento militare degli Stati Uniti in caso di un’eventuale attacco all’isola da parte della Cina: “c’è solo una persona che lo sa, e sono io, ha commentato. “Il presidente Xi mi ha posto la stessa domanda: ho risposto che non parlo di queste cose”, ha aggiunto. A tal riguardo, la scorsa settimana il segretario della Marina degli Stati Uniti Hung Cao ha annunciato l’interruzione della fornitura di armi all’isola, adducendo come motivazione la necessità di disporre di un approvvigionamento sufficiente per sostenere lo sforzo bellico in Iran.

Huang aveva accompagnato il presidente a Pechino nel tentativo di chiudere accordi favorevoli per la vendita alle aziende cinesi di alcuni modelli di chip Nvidia per l’IA meno performanti e, come tali, non sottoposti al bando delle importazione ed esportazioni disposto dai governi di entrambe le potenze. Le autorità di Pechino, tuttavia, hanno rinnovato le restrizioni, al fine di proteggere la produzione e l’adozione dei chip sviluppati dall’ecosistema dei semiconduttori del Paese, guidato da Huawei. Ciononostante, come riferito a Bloomberg TV, Huang stima che il mercato cinese, oggi di fatto completamente chiuso a Nvidia, “si aprirà nel tempo” all’importazione di chip statunitensi. (Public Policy Bytes) DVZ