ROMA (Public Policy Bytes) – “In questo momento Intel dovrebbe essere la più grande azienda del mondo. Se fossi stato presidente quando tutte queste aziende statunitensi hanno iniziato a importare i propri chip dalla Cina, avrei imposto dazi tali da proteggere Intel. Oggi Intel controllerebbe l’intero giro d’affari e Taiwan non esisterebbe“.
Così Donald Trump, in un’intervista rilasciata a Fortune. Il presidente allude alla dipendenza delle aziende tech statunitensi dalle forniture di Taiwan semiconductor manufacturing co, prima fonderia di semiconduttori al mondo e azienda che produce fisicamente gran parte dei chip ingegnerizzati negli Stati Uniti.
A margine della sua visita istituzionale in Cina, culminata nel vertice con il presidente Xi Jinping, Trump si è dichiarato contrario all’indipendenza di Taiwan. Il presidente ha anche glissato sulle domande della stampa riguardo un intervento militare degli Stati Uniti in caso di un’eventuale attacco all’isola da parte della Cina: “c’è solo una persona che lo sa, e sono io”, ha commentato. “Il presidente Xi mi ha posto la stessa domanda: ho risposto che non parlo di queste cose”, ha aggiunto. Riguardo la continuità nelle forniture di armi degli Stati Uniti a Taiwan, Trump ha dichiarato che intende assumere presto una decisione.
Ad agosto 2025, il governo degli Stati Uniti è divenuto azionista di Intel, rilevandone gratuitamente una quota di circa il 10% in una fase di grave crisi del colosso californiano dei semiconduttori. L’amministrazione Trump ha così convertito 8,9 miliardi di dollari di sussidi federali non ancora erogati in circa 433 milioni di azioni ordinarie dell’azienda al fine di garantirne il risanamento dei conti. (Public Policy Bytes) DVZ




