Di Nordio Meloni non può fare a meno. Per ora

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Non si dimette il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Lo ha ribadito in aula alla Camera, nel corso di un question time, di fronte all’opposizione che gli chiedeva insistentemente, dal Pd ad Avs al M5s, di lasciare l’incarico. Compresa una vivace Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, che gridava “dimissioni, dimissioni” a seduta sospesa, nel silenzio parlamentare, prima che iniziasse la commemorazione per la scomparsa di Umberto Bossi.

“Non è previsto in nessun ordinamento che il ministro della Giustizia si dimetta in seguito all’esito negativo di un referendum, anche perché la fiducia è stata già dimostrata dal Governo e dal presidente del Consiglio”, ha detto Nordio che considera “spontanee” le dimissioni di Giusi Bartolozzi, suo ex capo di gabinetto, e Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia. In attesa che anche la ministra del Turismo Daniela Santanchè – di cui ha chiesto le dimissioni la stessa presidente del Consiglio – lasci il suo posto, la ferocia di Giorgia Meloni dunque si ferma qui. Per ora.

Di Nordio il Governo non può fare a meno. Non può farne a meno Meloni. Specie dopo il risultato referendario. Equivarrebbe ad ammettere che la riforma è stata un errore clamoroso. Dunque Nordio resta al suo posto. Meloni punta dunque a chiuderla qui, anche se non sarà così semplice, vista la “nassa” in cui si è infilata con la sconfitta al referendum. Resta, fra i tanti, il problema di Santanchè, che è andata regolarmente al lavoro al ministero, evidentemente infischiandosene delle prescrizioni di Meloni. Prima o poi però la questione si risolverà, anche perché per il 30 marzo – lunedì prossimo – è calendarizzata la mozione di sfiducia nei confronti della ministra. A quel punto il centrodestra, pur seguendo le indicazioni di Meloni, non potrebbe partecipare alla sfiducia della propria ministra. A quel punto, meglio trovare un accordo con Santanchè per farla dimettere prima. Meglio quello, di una crisi che arriva in Parlamento. (Public Policy)

@davidallegranti