di Giada Scotto
ROMA (Public Policy) – Le misure da mettere in campo per contenere la corsa dei prezzi in caso di prolungamento del conflitto in Iran, con l’ipotesi di “valutare in futuro interventi più mirati ai redditi bassi”. Ma anche la richiesta di estendere al caro energia le deroghe al Patto di stabilità già previste per le spese nella difesa. Poi il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas, le aste Fer X e Macse. E il disegno di legge di delega sul nucleare, per fornire all’Italia “la cornice giuridica per superare pregiudizi ideologici”.
Di questo, e non solo, ha parlato con Public Policy il responsabile del dipartimento Energia di Fratelli d’Italia e componente della commissione Attività produttive della Camera, Riccardo Zucconi.
D. Il Governo ha prorogato il taglio delle accise sui carburanti per contenere la corsa dei prezzi dovuta al conflitto in Iran. Se la crisi dovesse protrarsi, quali interventi ritiene più opportuni? Si potrebbe pensare a misure mirate a tutela dei redditi più bassi?
R. La priorità del Governo resta la difesa del potere d’acquisto degli italiani, ma certamente la politica dei bonus generalizzati ha impatti notevoli di spesa pubblica, per cui potrebbe essere opportuno valutare in futuro interventi più mirati ai redditi bassi.
Il Governo monitora l’evoluzione geopolitica per calibrare misure che siano quanto più possibile socialmente eque e finanziariamente sostenibili. Il dato fondamentale è però quello di rendersi indipendenti, in maniera tale da non essere costretti a pagare l’energia elettrica il doppio degli altri.
D. Il ministro Giorgetti ha chiesto di estendere anche al caro-energia le deroghe al Patto di stabilità già previste per le spese nella difesa. Ma sembra che la proposta non incontri il favore di Bruxelles. Secondo lei è questa la strada da percorrere?
R. La posizione del ministro Giorgetti è corretta. La sicurezza energetica è un pilastro della sicurezza nazionale, esattamente come la difesa. Bruxelles deve comprendere che la transizione e il contrasto al caro energia richiedono flessibilità per non soffocare la crescita economica dei singoli Stati membri.
Chiedere lo scorporo di tali investimenti dal Patto di Stabilità è una battaglia di buonsenso che continueremo a sostenere.
D. Nel dl Bollette il Governo ha previsto il rimborso per i costi Ets per i produttori di energia termoelettrica, misura che Bruxelles non ha formalmente bocciato, ma sulla quale emergono perplessità. La Commissione ha però avviato una riforma del sistema Ets, che dovrebbe entrare nel vivo a luglio. Cosa pensa della strada di revisione intrapresa?
R. La riforma del sistema Ets è necessaria per evitare che i costi delle emissioni diventino una tassa occulta insostenibile per imprese e cittadini. Pur nel dialogo con l’Ue, l’Italia spinge per una revisione che non penalizzi la produzione termoelettrica essenziale per la stabilità della nostra rete.
L’obiettivo è un sistema che incentivi la decarbonizzazione senza compromettere la competitività industriale e la sovranità energetica nazionale.
D. L’Ue ha deciso di puntare sulle nuove tecnologie per l’energia nucleare, e in particolar modo sugli Smr, da affiancare alle rinnovabili. All’esame del Parlamento c’è adesso un ddl di delega per il ritorno al nucleare, di cui lei è uno dei relatori. Come l’Italia punta a inserirsi in questa strategia europea?
R. L’Italia vuole essere protagonista della sfida degli Smr, ritenendo quantomeno opportuno valutare l’integrazione di queste tecnologie avanzate nel mix energetico nazionale insieme alle rinnovabili. Il ddl delega sul nucleare sostenibile fornisce la cornice giuridica per superare pregiudizi ideologici, puntando su sicurezza e riduzione strutturale dei costi per le imprese. Un ritorno al nucleare di nuova generazione garantirà continuità di approvvigionamento, riducendo drasticamente la dipendenza dal gas estero.
Il dato di fatto è semplice: l’Italia non ha una produzione di energia sufficiente a mantenere in piedi il sistema. Siamo un Paese industriale, la terza manifattura d’Europa, e abbiamo bisogno di grandi energie, che invece non abbiamo. Questo implica che dobbiamo andare a cercare energia e a pagarla di più rispetto a quanti la producono in casa. Per questo bisogna puntare sulle rinnovabili, che hanno però dei limiti. E, in aggiunta alla produzione di geotermico e di idroelettrico, dobbiamo dotarci anche del nucleare, per arrivare ad avere una quota di energia prodotta in Italia che ci renda autosufficienti e che permetta allo stesso tempo di ridurre le emissioni climalteranti.
Dovremo anche affrontare una questione che si trascina dal passato e definire l’individuazione di un sito di stoccaggio, tenendo però presente che le nuove tecnologie dimostrano come le scorie possano essere almeno in parte riutilizzate e riconvertite in nuovo combustibile. Di conseguenza, il problema viene spesso enfatizzato oltre la sua reale portata, diventando talvolta un argomento strumentalizzato da posizioni ideologicamente contrarie al nucleare. In questo caso, però, non ci si può poi sorprendere se il costo dell’energia in Italia rimane elevato.
D. Il ddl sul Nucleare prevede l’adozione dei decreti attuativi entro 12 mesi dall’entrata in vigore della delega. Pichetto ha parlato di decreti attuativi entro fine anno. Pensa che si centrerà l’obiettivo?
R. Lavoriamo con determinazione per rispettare i tempi dettati dal ministro Pichetto Fratin, consapevoli che la certezza normativa sia la base per attirare investimenti. Sono convinto che entro quest’anno arriveremo all’approvazione del ddl ed entro la fine della legislatura saranno emanati i rispettivi decreti legislativi.
D. Il disaccoppiamento tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas è tornato al centro del dibattito europeo. La riforma del mercato elettrico Ue punta su contratti a lungo termine come Ppa e CfD per stabilizzare i prezzi, strumenti che si stanno rafforzando anche in Italia. Pensa saranno sufficienti a ridurre strutturalmente il costo dell’energia?
R. Il disaccoppiamento dei prezzi è fondamentale, e strumenti come Ppa e CfD sono passi importanti verso una stabilità che protegga i consumatori dalle oscillazioni del gas.
Tuttavia, non bastano i contratti a lungo termine se non si interviene sulla diversificazione delle fonti e sull’integrazione del mercato unico europeo. Servirà un coordinamento Ue più forte per garantire che i prezzi riflettano i costi reali di una produzione sempre più decarbonizzata.
D. A fine 2025 le aste Fer X e Macse hanno registrato risultati positivi, ma non è ancora chiaro quando si terranno le prossime né con quale cadenza. Non sarebbe necessaria una pianificazione pluriennale e stabile delle aste per dare certezza agli operatori e favorire gli investimenti?
R. Concordo sul fatto che una pianificazione pluriennale delle aste Fer X e Macse sia indispensabile per dare agli operatori la stabilità necessaria a mobilitare grandi capitali. Il successo delle ultime sessioni dimostra la prontezza del mercato, ma bisogna assolutamente evitare che l’incertezza sulla cadenza dei bandi rischi di rallentare la messa a terra dei progetti.
È nostra intenzione definire un calendario certo e stabile che trasformi il sostegno alle rinnovabili in una crescita industriale strutturata. (Public Policy)
@GiadaScotto





