IA, per la Bce favorisce competitività e investimenti

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ROMA (Public Policy Bytes) – Il 38% delle aziende dell’area euro si trova in una fase avanzata di adozione dell’intelligenza artificiale, un fattore che si correla a maggiori aspettative di crescita per fatturato, occupazione e investimenti. È quanto emerge dallo studio “Adozione e investimenti nell’IA: evidenze dalle imprese dell’area euro nel Safe”, pubblicato dalla Banca centrale europea (Bce) e basato sull’indagine sull’accesso al credito delle imprese (Safe) relativa all’ultimo trimestre del 2025.

Secondo il report, l’integrazione dell’IA nel tessuto produttivo europeo non è uniforme. Mentre il 38% del campione ne fa un uso definito “significativo o moderato”, un ulteriore 33% si trova ancora in una fase iniziale, caratterizzata da un impiego sperimentale o poco frequente. L’adozione è guidata principalmente dalle grandi imprese, dalle società quotate o sostenute da venture capital (le quali registrano un’adozione avanzata nel 45% dei casi) e, in particolare, dalle imprese giovani, che raggiungono il 56%.

Per quanto riguarda le aziende che, al contrario, non utilizzano l’IA, il 30% indica come barriera principale la percezione di una “mancanza di utilità”. Tale ostacolo è segnalato più frequentemente dalle piccole e medie imprese (Pmi). Circa il 20% di quelle che non la usano cita invece sfide di natura tecnica e operativa, come l’incompatibilità con i sistemi esistenti e la carenza di competenze specializzate, criticità che risultano essere il freno principale soprattutto per le grandi imprese.

Lo studio evidenzia poi una marcata divergenza nelle aspettative economiche tra chi adotta l’IA e chi ne resta fuori. A parità di dimensioni, settore e area geografica, le imprese che fanno ricorso significativo all’IA hanno una maggiore probabilità di registrare a breve termine un aumento del fatturato (+21%) e degli investimenti in immobilizzazioni (+13%).

Si osservano conseguenze anche sul mercato del lavoro: per i successivi 12 mesi, i principali utilizzatori di IA stimano un incremento superiore delle retribuzioni (di 0,6 punti percentuali) e un picco nell’occupazione (maggiore di 1,3 punti percentuali) rispetto alle aziende che non impiegano tali tecnologie.

I dati indicano dunque l’esistenza di un “ciclo di rafforzamento”, in cui le aziende che già utilizzano l’IA prevedono di aumentare progressivamente la quota di investimenti a essa dedicati. In media, le imprese dell’eurozona si aspettano di destinare all’IA il 9% dei propri investimenti totali.

Tuttavia, il divario tra le fasce di adozione è netto. Le aziende che non usano l’IA prevedono di dedicarvi solo il 4% dei propri investimenti. Gli utilizzatori moderati prevedono una quota dell’11%, mentre chi ne fa un utilizzo più intenso stima di allocarvi il 20% degli investimenti. In questo segmento avanzato, le Pmi superano le grandi imprese, con un’allocazione prevista del 21% contro il 17%.

L’analisi, infine, rivela che le startup e le imprese giovani tendono a investire inizialmente quote limitate di capitale (3%), per poi scalarle fino al 17% al consolidamento dei processi di adozione, quando il ritorno sugli investimenti diventa più evidente. (Public Policy Bytes) DVZ