ROMA (Public Policy Bytes) – Il Governo australiano intende raddoppiare le sanzioni massime per le piattaforme digitali che violano le norme sull’uso dei social da parte dei minori di 16 anni, aumentandole fino a 99 milioni di dollari australiani (circa 60 milioni di euro). Lo ha dichiarato il premier Anthony Albanese, che annuncia modifiche al Social media minimum age act volte anche a rafforzare i poteri conferiti alla eSafety commission, garante della sicurezza online. La scorsa settimana il primo ministro aveva riferito in parlamento che considerava “evidente la necessità di fare di più” per garantire il rispetto delle regole entrate in vigore a dicembre 2025 e tutelare i minori nell’ambiente digitale.
Le nuove previsioni, spiega Albanese in una nota, consentiranno alla commissaria per la sicurezza online Julie Inman Grant di “obbligare le aziende che sviluppano i social media a fornire prove delle misure adottate per impedire ai minori di 16 anni di creare un account”, rendendo più semplice la raccolta di prove e aumentandone la capacità di condurre indagini sull’effettiva conformità delle piattaforme alla legge. La eSafety, sottolinea il premier, “sta attivamente indagando su potenziali casi di non conformità relativi a 5 piattaforme: Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube”.
La mossa dell’esecutivo segue la diffusione di numerosi studi accademici che certificano la scarsa efficacia delle restrizioni. Il 25 giugno l’università di Newcastle ha pubblicato sul British medical journal una ricerca che evidenzia come l’86% dei minori di 16 anni in Australia abbia continuato ad accedere alle piattaforme nei primi 3 mesi dall’imposizione del divieto. La stessa eSafety commission, in un report di aprile, aveva ammesso che, a gennaio 2026, 7 ragazzi su 10 ancora accedevano ai social. (Public Policy Bytes)




