di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – La legge elettorale è appena arrivata in aula alla Camera, il voto è previsto fra il 7 e il 9 luglio. Nel frattempo però le coalizioni cercano un assetto in vista delle elezioni politiche del 2027 e non basterà l’estate, probabilmente, a definire l’estensione del Campo, più o meno Largo, o dell’alleanza che regge Palazzo Chigi. Entrambe le coalizioni sono però alle prese con un dubbio. Il centrosinistra deve decidere se far rientrare Matteo Renzi nel gruppo, il centrodestra deve decidere se accogliere Roberto Vannacci.
Su Renzi i dubbi principali sono del M5s. Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, ex vicepresidente del Movimento, dice che dell’ex presidente del Consiglio non ci si può fidare, è incline al tradimento, spiega. “Renzi? Prima il programma, poi parleremo anche del resto”, aggiunge Beppe Conte in un’intervista a Repubblica, senz’altro non entusiasta, anche perché deve rispondere all’elettorato del M5s che con Renzi non ci vuole avere niente a che fare. Così come tutt’altro che entusiasti sono Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. Il leader di Italia viva fin qui ha fatto di tutto per farsi accettare dal Campo (più o meno) Largo, ricevendo in cambio lunghe attese. Elly Schlein probabilmente accetterebbe pure un’alleanza con Renzi, secondo lo schema bettiniano della quarta gamba “riformista” o centrista con cui costruire il tavolo del centrosinistra, per quanto i suoi sostenitori siano decisamente meno favorevoli.
Dall’altra parte, invece, è Vannacci a monopolizzare il dibattito dell’alleanza. Nel fine settimana, il segretario della Lega Matteo Salvini ha dunque parlato, a Nexus, evento organizzato dalla Lega giovani a Milano Marittima, del suo ex vicesegretario. Con toni prevedibilmente tutt’altro che sereni: “Io non porto rancore, c’è più una delusione umana che politica che dura qualche ora e poi si guarda avanti. Sicuramente, visto che gli abbiamo aperto le porte di casa nostra, rimangiarsi tutto nel giro di qualche settimana – da parte, poi, di un uomo in divisa che dovrebbe essere cresciuto nel rispetto della parola data – è stata una delusione”. Comunque, ha aggiunto, “abbiamo l’ansia da prestazione? No. Lo seguo con la dovuta attenzione e il dovuto rispetto. Non ci siamo sentiti più al telefono: mi freghi una volta, non due”. Il generale in pensione, tuttavia, sembra voler fare di tutto per restare nel centrodestra, nonostante l’accoglienza da quelle parti non sia delle migliori.
Il testo della legge elettorale arrivato in aula prevede, grazie a un emendamento riformulato di Azione, l’esonero della raccolta delle firme per chi abbia un gruppo parlamentare alla Camera o al Senato che si sia formato entro il 2025. “È una marchetta per il partito di Calenda”, ha detto Edoardo Ziello, deputato di Futuro Nazionale. Vannacci però non vuole rompere con Giorgia Meloni, anzi. Quotidianamente, la invita a farsi sentire. Lo ha fatto anche nel fine settimana: “Io con Giorgia Meloni non ho mai parlato, ho spesso detto che non mi piace parlare per interposta persona… Se Meloni ha qualcosa da dirmi lei ha il mio numero di telefono: mi chiami, non abbiamo nessun problema a sostenere qualsiasi tipo di discussione”.
Il punto è che la presidente del Consiglio potrebbe anche non avere qualcosa da dire all’europarlamentare eletto con la Lega, il cui partito è accreditato (Nando Pagnoncelli, Corriere della Sera) del 6 per cento. E fin dove può spingersi Vannacci? Ruberà ancora voti alla Lega? “No. Il serbatoio leghista, a mio parere, lo ha già svuotato, riprendendosi – con gli interessi – ciò che aveva apportato con la candidatura alle europee”, ha detto il politologo Marco Tarchi al quotidiano La Nazione: “Quel che ne resta ha più a che fare con il partito del Nord vagheggiato da Zaia che con gli elettori attratti dal Salvini dell’epoca d’oro, ormai delusi. A rischiare erosioni adesso è Fratelli d’Italia, perché le tante promesse non mantenute dalla versione governativa di Meloni, alla lunga, possono creare la tentazione di un voto-punizione, purché non a sinistra. Ma Futuro nazionale potrebbe pescare anche dagli astenuti, a parte dei quali i toni anti-establishment e gli ‘uomini nuovi’ piacciono parecchio”. Non è detto che piacciano anche a Meloni. (Public Policy)
@davidallegranti
(foto cc Palazzo Chigi)





