Per il Papa occorre “disarmare” l’IA e vietare i social ai minori

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ROMA (Public Policy Bytes) – “Vi sono sistemi di armamento autonomi sempre più preoccupanti, che vanno oltre la portata umana. Ho ascoltato il monito di esperti su algoritmi che sono in grado di bloccare l’accesso ai sistemi sanitari, all’occupazione, alla sicurezza sulla base di dati influenzati da pregiudizio e ingiustizia. Ho ascoltato il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni, decisioni che sono in grado di generare nuove forme di esclusione e sofferenza. Da questo ascolto, è maturata in me una convinzione che viene espressa anche in Magnifica Humanitas: l’intelligenza artificiale deve essere disarmata. Questa parola è forte, lo so, ma l’ho scelta deliberatamente perché questo momento ha bisogno di parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare i percorsi futuri per l’umanità”.

Così Papa Leone XIV, intervenendo in Vaticano alla conferenza stampa di presentazione di Magnifica Humanitas, sua prima enciclica, dedicata alla “custodia della persona umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale”.

“La Chiesa lavora da tempo per il disarmo nucleare, consapevole che ogni grande potere tecnologico può colpire le vite delle persone e così deve andar di pari passo a un discernimento morale adeguato e a un controllo politico altrettanto adeguato. Il disarmo nucleare rimane un servizio a favore della pace e della dignità della famiglia umana. Similmente, l’IA ora richiede di essere disarmata, liberata cioè dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominio, di esclusione e di morte”, ha aggiunto. “Come per l’energia nucleare, anche l’IA deve essere al servizio di tutti e del bene comune. Le decisioni riguardanti la tecnologia non devono mai essere separate dalla coscienza e dalla responsabilità”.

Il quarto capitolo dell’enciclica riflette poi sulle azioni da intraprendere per garantire la tutela dei minori nell’ambiente digitale. “Occorre opporsi, con scelte pubbliche lungimiranti, all’interesse immediato delle piattaforme, concentrate in poche mani, quando esso contrasta con il bene dei minori. In tale prospettiva, sono opportuni interventi legislativi che fissino limiti di età, responsabilizzino i fornitori dei servizi – senza scaricare l’onere della limitazione sulle famiglie – e prevedano specifiche tutele contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale in rete, così da proteggere davvero l’infanzia e l’adolescenza come beni preziosi affidati alla nostra cura. Allo stesso tempo, occorre educare i bambini, i ragazzi e i giovani perché imparino a riconoscere le manipolazioni, a difendere la propria dignità e a rispettare quella degli altri anche negli ambienti digitali”.

“È difficile per i genitori resistere da soli al condizionamento di modelli commerciali che monetizzano attenzione e tempo. Per questo è indispensabile un’alleanza tra la politica, le istituzioni educative e le famiglie, capace di sostenere concretamente gli adulti nel loro compito”, aggiunge la lettera.

“Negli ultimi anni la letteratura psicologica e psichiatrica ha documentato con crescente insistenza come un’esposizione precoce e non mediata ai dispositivi digitali e ai social possa incidere negativamente su sonno, attenzione, regolazione emotiva e relazioni, soprattutto nelle età più vulnerabili, con conseguenze a volte drammatiche. A questo si aggiunge la facilità di accesso a scene violente o crudeli, che feriscono la sensibilità, a contenuti pornografici e ipersessualizzati, a messaggi che banalizzano il corpo e l’affettività, a proposte che normalizzano comportamenti rischiosi”, prosegue il testo.

In rete non sono rari fenomeni di adescamento, ricatto e sfruttamento sessuale dei minori, resi più insidiosi dall’uso di profili falsi, di algoritmi che amplificano contatti pericolosi e di strumenti di IA capaci di manipolare immagini e video. Entrare in possesso troppo presto di un telefonino personale e usarlo in modo non controllato da adulti può accentuare fragilità e favorire dipendenze nei ragazzi, esponendoli a dinamiche di isolamento, di bullismo e cyberbullismo, di pressione a condividere immagini intime o dati sensibili”, aggiunge l’enciclica. (Public Policy Bytes) DVZ