di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – Venezia avrebbe dovuto essere il simbolo della riscossa del Campo Largo, per l’occasione larghissimo con dentro anche Rifondazione comunista. E invece, invece no. La città lagunare, dove era candidato il senatore Andrea Martella, respinge l’assalto del centro sinistra e conferma, undici anni dopo, il centro destra alla guida della città che vince – contro ogni previsione – al primo turno. Nonostante i vari casi che l’hanno colpita in questi anni. Il caso Biennale, il caso Venezi e forse, più importante di tutti, il caso dell’inchiesta giudiziaria meglio nota come Palude. Luca Zaia e l’ex sindaco Luigi Brugnaro si sono tenuti lontani dalla campagna elettorale, già nel centrodestra qualcuno era preoccupato della possibile sconfitta; il ballottaggio sarebbe stato un risultato utile, persino insperato. Invece no. Sicché il centrosinistra, alla fine della mini-tornata elettorale da oltre 6 milioni di persone alle urne, dice – tramite Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd – di non essere soddisfatto.
D’altronde la spallata post referendaria non c’è stata. Il Campo Largo si era già fatto prendere la mano dopo la sconfitta del governo nel referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. Aveva già dato tutto per fatto, per vinto, anche in vista delle elezioni politiche del 2027. Perde anche Reggio Calabria, città storicamente di destra che il centrosinistra aveva governato negli ultimi dieci anni con Giuseppe Falcomatà, promosso in Regione come consigliere regionale. Riprende però Pistoia, città governata dal 2017 dal centro destra, e si tiene Prato, nonostante i tanti problemi, compresa un’inchiesta per corruzione che ha portato alle dimissioni dell’ex sindaca Ilaria Bugetti. Ma sembrano essere magre consolazioni.
D’altronde, i problemi per il Campo Largo sono più del previsto. Non c’è soltanto una questione di leadership da affrontare – chi lo fa il capo? – ma anche di programma. Di più, c’è anche una questione di valori condivisi: c’entrano qualcosa insieme Casa Riformista, alias Italia Viva, e il M5S e Avs? Per ora il Campo Largo dava per scontato che l’alleanza TTG, Tutti Tranne Giorgia, fosse la via migliore per garantirsi una sicura vittoria ovunque, tanto il governo – era/è il ragionamento – ha perso la connessione sentimentale con il Paese. Invece non è così. Le vittorie più significative del centrosinistra arrivano a Prato e a Salerno. E sono significative perché arrivano nonostante il Pd. Con due ritorni eccellenti.
A Prato torna a fare il sindaco Matteo Biffoni, dopo averlo già fatto per due mandati ed essersi candidato in consiglio regionale e aver preso 22 mila preferenze. Il Pd non avrebbe potuto far diversamente, ha scelto di puntare sull’usato sicuro, anzi sicurissimo. A Salerno vince Vincenzo De Luca, che torna a fare il sindaco dopo essersi candidato per la quinta volta. Il Pd ha provato in ogni modo a fermarlo, ma l’ex presidente della Regione è stato, in ordine, il garante della vittoria di Roberto Fico in Campania – garanzia fornita solo dopo aver incassato la segreteria regionale per il figlio Piero, deputato del Pd – e il più strenuo oppositore di soluzioni alternative a Salerno, dove ha corso senza il simbolo del Pd e con sette liste civiche. Nessuno lo voleva più in politica, dalle parti del Nazareno, ma lui ancora una volta ha dimostrato di resistere alle alte temperature della politica. La sua è una “teflon leadership”. Il Campo Largo e il Pd in particolare dunque non possono prescindere dai suoi volti più noti e usati. Anche quando non li amano particolarmente, come nel caso di De Luca. (Public Policy)
@davidallegranti





