BRUXELLES (Public Policy Europe) – La descrizione migliore di come è andato il dibattito al Consiglio Ue Affari generali sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (Qfp 2028-2034) l’ha fornita il commissario europeo al Bilancio Piotr Serafin, paragonando il confronto tra Stati membri al film “Il giorno della marmotta”: Qualche volta sembra il film ‘Il giorno della marmotta’, dove il protagonista si sveglia ripercorrendo sempre la stessa giornata, ma non dovrebbe essere così”.
Il commissario è stato però deluso, perché il dibattito ha rispecchiato le ben note differenze tra Amici di della Coesione – il gruppo di 16 Stati membri che non vogliono tagli alle politiche di coesione, agricoltura e pesca – e i cosiddetti Paesi frugali, che vorrebbero tagli sostanziali al bilancio proposto dalla Commissione.
Tra gli Amici della Coesione, figura anche l’Italia, che per bocca del ministro degli Affari europei Tommaso Foti, ha ribadito le posizioni del nostro Paese: no a tagli alle politiche tradizionali, riequilibrio delle allocazioni nazionali, risorse proprie e contrarietà al rebate. “Il sostegno alla Pac e alla Coesione è una condizione necessaira affinché l’Italia continui a sostenere la struttura bilancio”, ha detto Foti, secondo cui eventuali tagli dovrebbero concentrarsi sulle voci che hanno registrato un aumento, come la competitività, l’azione esterna e le spese amministrative dell’Ue. Sulle risorse proprie, Foti si è detto aperto a valutare una tassa europea sui servizi digitali e una tassa sulle cripto-attività, oltre che su una restituzione a un ritmo più moderato dei prestiti contratti dall’Ue per il Recovery fund ed eventualmente ad altri strumenti di debito comune. La Slovenia ha detto di essere d’accordo con il pacchetto negoziale (negobox) proposto a giugno dalla presidenza cipriota e che qualsiasi riduzione di bilancio non troverrebbe l’accordo di Nicosia. Da segnalare l’apertura della Repubblica Ceca rispetto a un aumento dei contributi nazionali, in cambio di una attenzione alle priorità degli Amici della coesione. Portogallo e Spagna hanno spinto soprattutto sulla necessità di emettere nuove debito comune per finanziare il bilancio europeo, insieme a un rimborso più graduale del prestito per il Recovery fund.
Nessuna novità nemmeno dai Paesi frugali. Germania, Olanda e Svezia sono state ferme nel rigettare qualsiasi ipotesi di aumento del bilancio, favorendo piuttosto tagli alle politiche tradizionali, a beneficio delle voci legate alla competitività. Per la Germania, l’idea che le nuove risorse proprie possano evitare tagli al bilancio è “una chimera”. Diversi Stati membri (come Olanda e Austria) hanno espresso la propria contrarietà alla risorsa propria sulle imprese, chiamata Core. Parigi, come nei mesi scorsi, si è collacata in una posizione mediana. “La Francia non abbandonerà gli agricoltori, ma non accetterà nemmeno un bilancio che va contro il rapporto Draghi sulle grandi sfide per la competitività”, ha detto il ministro per gli Affari europei Benjamin Haddad, ribadendo come le risorse proprie siano una condizione necessaria. Il ministro francese ha citato in particolare la tassazione sui servizi digitali.
Il ministro irlandese e presidente di turno del Consiglio Ue, Thomas Byrne, ha confermato l’intenzione di presentare una nuova negobox nelle prime settimane di ottobre, in tempo per il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Tre le condizioni citate per il prossimo pacchetto negoziale: deve essere in grado di trovare l’unanimità, deve fornire risorse sufficienti e deve consentire una applicazione dal 1° gennaio 2028. “Se siamo seri su un accordo a inizio anno – ha detto il ministro irlandese – dobbiamo essere capaci di individuare flessibilità e compromessi”. (Public Policy Europe) NAF





