Ddl Antisemitismo, la via in salita degli emendamenti in aula e la posizione del Pd

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ROMA (Public Policy) – A spiegarlo, martedì sera, al termine di una lunghissima riunione alla Camera del gruppo dem, è stata la stessa segretaria Elly Schlein: sul disegno di legge recante “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo” il Partito democratico è pronto a tenere una posizione diversa rispetto al Senato (dove aveva scelto l’astensione).

L’appello, rivolto alla maggioranza, è quello di modificare la definizione contenuta nel testo. Almeno uno (secondo quanto si apprende). La revisione della definizione operativa di antisemitismo prevista dalla legge, che fa riferimento alla formula dell’Assemblea plenaria dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – Ihra) del 26 maggio 2016, e che il Pd vorrebbe sostituire con la più recente Dichiarazione di Gerusalemme (Jerusalem declaration on antisemitism, Jda). Definizione, quella dell’Ihra, difesa questa mattina dal senatore di Iv Ivan Scalfarotto.

È su questo, in primis, che dovrebbero insistere gli emendamenti che il Pd avrebbe intenzione di ripresentare in aula. Per altre aree del gruppo, invece, è bene esplicitare la libertà di critica nei confronti del Governo di Israele.

Proposte già respinte in commissione Affari costituzionali, dove gli emendamenti sono stati tutti bocciati e il conferimento del mandato al relatore Paolo Emilio Russo (FI) è atteso per la prossima settimana. La via degli emendamenti in aula, dunque, rimane assai stretta e non sembra, tra gli ambienti di maggioranza, esserci al momento alcuna apertura alla modifica.

Anche perché, aveva spiegato il presidente della I Nazario Pagano, il centrodestra considera il ddl già un testo “di mediazione”.

In ambito dem, invece, c’è chi contesta il cambio di posizionamento rispetto al Senato, dove il Pd si era astenuto. Anche al momento del voto a Palazzo Madama, tuttavia, il testo si era rivelato divisivo per i dem, con i senatori Alfredo Bazoli, Pierferdinando Casini, Graziano Delrio, Filippo Sensi, Valter Verini e Sandra Zampa che avevano votato a favore.

Una situazione che rischierebbe di replicarsi alla Camera, dove, oltre all’area vicina al sostegno al provvedimento, coesiste una buona parte del gruppo intenzionato a votare no (posizione preannunciata la scorsa settimana, ad esempio, dall’ex presidente della Camera Laura Boldrini). Di qui la riunione e la scelta di tenere una posizione contraria, salvo aperture della maggioranza a modifiche.

A esprimere scetticismo sulla nuova posizione assunta dal Pd è stato, tra gli altri, Piero Fassino. “Non è vero che questa legge limiti il diritto di critica al governo di Israele”, ha sottolineato nella riunione. “Ancor di meno ha senso non votare il ddl antisemitismo come forma di lotta al Governo Netanyahu. La critica più dura al Governo Netanyahu è giusta e doverosa, ma questo non può tradursi nell’abbandonare un impegno fermo e chiaro contro l’antisemitismo.” Ancora questa mattina ci sarebbero stati confronti interni al partito, soprattutto tra l’ambiente della Segreteria e l’area riformista.

Al momento il testo è attualmente calendarizzato in aula, in discussione generale, a partire dal prossimo venerdì, 2 ottobre. (Public Policy) MAR