di Massimo Pittarello
ROMA (Public Policy) – Il rendimento dell’Oat decennale ha toccato il 5%, massimo dal luglio 2002, con lo spread che sfiora i 160 punti base, 40 in più rispetto al Btp. Vedremo cosa dirà Moody’s, ma sulla Francia è stato Mario Draghi a dire perché la Bce non dovrebbe intervenire: l’inflazione è alta, il contagio non si vede, il meccanismo di trasmissione funziona e gli spread non sono altro che un nuovo prezzo del rischio fiscale e politico francese. Soprattutto, ha aggiunto che Francoforte difficilmente vorrà farsi trascinare nelle dispute politiche interne di un singolo Paese. Diagnosi ineccepibile, che lascia fuori la parte scomoda: anche se la Bce intervenisse, a Parigi non ci sarebbe nessuno in grado di incassare l’intervento, come è stato per l’Italia.
Gli strumenti di Francoforte non sono infatti assegni in bianco, ma richiedono condizioni, cioè quella che in genere si chiama austerità, più difficile da adottare in Francia che in Italia. Al di là dei parallelismi tra i due Paesi su vetrine rotte e scontri in piazza o sul contemporaneo drafting di due difficili leggi di Bilancio, se ne può aggiungere un altro, quello relativo alla capacità del sistema di tagliare la spesa. Da noi, quando la politica non riusciva a fare ciò che i mercati chiedevano, la soluzione è passata dal Quirinale, con Ciampi nel 1993, Dini nel 1995, Monti nel 2011 e Draghi nel 2021. In Francia questo canale non esiste. La Quinta Repubblica affida l’arbitraggio a un presidente eletto direttamente mentre il doppio turno di collegio è concepito per produrre maggioranze di blocco e non Governi di larghe intese. Per cui Oltralpe si possono avere tecnici al Governo, come fu Raymond Barre con Giscard nel 1976, ma non Governi tecnici.
Torniamo all’oggi. La Manovra presentata da Lecornu riduce il deficit di soli quattro decimi di punto, dal 5,4% al 5%, perché gran parte dello sforzo serve a frenare la crescita spontanea di pensioni, sanità, interessi e difesa, senza la quale il disavanzo avrebbe superato il 6,5%, a dimostrazione di una spesa pubblica transalpina “incomprimibile”. Soprattutto, la Manovra è presentata come “reversibile”, cioè smontabile da chi verrà tra qualche mese, dopo le elezioni del prossimo aprile. È la certificazione che a Parigi nessun governo può vincolare il successivo. Per carità, anche noi la riforma Fornero l’abbiamo picconata, prima con una lunga serie di salvaguardie per gli esodati e poi con Quota 100, ma sono sempre state “correzioni”, mai “cambiamenti strutturali”.
Oltre a passato e presente, c’è il confronto sul futuro. Anche l’Italia tornerà alle urne nel 2027 e lo farà con una nuova legge elettorale che introduce due elementi tipici dei sistemi a investitura diretta: un premio alla coalizione che superi il 42% e l’obbligo di indicare il candidato da proporre al Quirinale per Palazzo Chigi. Pur non trattandosi di premierato e pur lasciando intatte le prerogative del Quirinale (come fu nel 2011, quando Monti arrivò in una legislatura eletta con un Porcellum che il capo della coalizione lo indicava già), questa nuova legge elettorale punta a evitare ‘accordi di palazzo’ dopo il voto. Vedremo come andrà a finire e quale lunghezza assumerà la cosiddetta “fisarmonica” rappresentata dal colle più alto, ma chissà che non torneremo a fare dei paragoni.
Se i due Paesi sono oggi entrambi malati, Roma per stock di debito e Parigi per flusso di deficit, è pur vero che l’Italia la medicina l’ha già presa, e ci si è quasi abituata, mentre la Francia potrebbe avere una crisi di rigetto. Per cui un ipotetico intervento della Bce servirebbe oggi a comprare tempo per un sistema che non ha modo di usarlo. Draghi, che nell’agosto 2011 firmò da governatore la lettera della Bce al governo Berlusconi, che pochi mesi dopo era alla guida di Francoforte e che dieci anni più tardi salì a Palazzo Chigi su chiamata del Quirinale, conosce meglio di chiunque il meccanismo che a Parigi manca. A Roma, quando la politica non ce la fa, si sale al Colle. A Parigi si va al voto. E il 18 aprile è dietro l’angolo. (Public Policy)
@m_pitta
(foto cc Palazzo Chigi)





