Verso le Politiche, Schlein c’è. Il confronto dentro il Pd è rimandato

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Elly Schlein dunque c’è. È pronta per le primarie o per quel che sarà. La segretaria del Pd è riuscita a ottenere la proroga del mandato oltre la scadenza naturale del 12 marzo 2027. Lo ha stabilito l’assemblea nazionale del Pd. Serviva il plebiscito, c’è stato. Anche se, osserva il professor Stefano Ceccanti, qualche dubbio rimane sulla modalità: “Al di là della forzatura statutaria intervenuta in assemblea, un ordine del giorno che designa una candidata unica pretendendo di aggirare una precisa norma statutaria, preoccupa la scelta di una primaria trasformata innaturalmente in un test tra due segretari di partito a turno unico per molti mesi”, dice Ceccanti. “Non sembra il modo migliore per coinvolgere le persone e rendere una competizione competitiva”.

“Credo che questo ordine del giorno non sia in linea con lo Statuto”, ha commentato Lorenzo Guerini, tra i leader della minoranza riformista: “Quindi non possiamo votare a favore di questo ordine del giorno pur non mettendo in discussione il sostegno a Elly Schlein come candidata premier”, ha detto Guerini spiegando l’astensione.

Già, ma come si rende competitiva una competizione? Giorgio Gori, che non riuscirà a candidarsi alle primarie perché il Pd ha scelto che il candidato sarà unico, è intervenuto all’assemblea spiegando quale potrebbe essere la via migliore per affrontare la consultazione interna al popolo di sinistra-centro: “Penso sia chiaro a tutti che non saranno una passeggiata. Giuseppe Conte persegue apertamente un riequilibrio dei rapporti di forza. È fondamentale quindi vincerle. Come? Ho dubbi sia una buona idea trasformarle in una conta tra i partiti. Perché molti se ne sentirebbero esclusi. Il nostro interesse è invece che la partecipazione (vera, ai gazebo) sia la più ampia possibile. Per questo abbiamo insistito sul doppio turno e sulla possibilità di avere più di un candidato del Pd, come prevede lo Statuto. Questo consentirebbe al Pd di sfruttare fino in fondo il suo pluralismo, nel primo turno, per fare poi sintesi al ballottaggio”. Segue dibattito, forse. I riformisti sono più o meno sereni ma guardinghi.

Adesso il Pd va allo scontro in campo aperto con Conte, il vero avversario di Schlein per la guida del Campo largo o come si chiamerà. Il leader del M5s in queste settimane si è allargato molto, è arrivato anche a chiedere che Schlein garantisca per Matteo Renzi. Forte anche di un altro plebiscito, quello del M5s avvenuto qualche settimana fa: gli iscritti del M5s si sono espressi contro il furore bellicista e per la pace nel mondo. Centocinquantanove quesiti, compreso quello sull’invio di armi all’Ucraina. Il 94,1 per cento ha votato contro il piano di riarmo europeo e il 91,8 per cento contro l’aumento della spesa per la difesa. Il 97,9 per cento ha votato a favore di una conferenza internazionale e del riconoscimento dello Stato di Palestina. Conte ha esultato ed erogato prescrizioni: “Continuare a inviare armi significa allontanare la pace. Noi lavoreremo per la pace”. Il problema non è secondario, perché Conte fa del no al sostegno militare all’Ucraina un valore non negoziabile.

È la sua operazione politica speciale sul Pd in vista delle future, possibili o probabili, primarie. Il popolo del Campo largo sembra andargli dietro, dicono i sondaggi che vedono l’ex presidente del Consiglio fortemente competitivo contro Schlein, ma anche contro Giorgia Meloni. La segretaria del Pd dovrà duellare tenendo conto che in giro non ci sono molti amici, per questo deve puntare sulla compattezza assoluta del Pd, dal quale non si può attendere sorprese. Nemmeno dai riformisti, che intervenendo hanno espresso le loro perplessità non solo sulle modalità ma anche sui contenuti. La linea politica di Schlein è in discussione, ma le armi dei suoi avversari sono abbastanza spuntate, per il momento. Il confronto finale è dunque rimandato, a dopo le Politiche, quando il congresso sarà inevitabile. (Public Policy)

@davidallegranti