ROMA (Public Policy Bytes) – Depositata alla Camera una proposta di legge volta a introdurre disposizioni specifiche per l’utilizzo dei chatbot di intelligenza artificiale generativa da parte dei minori. Il provvedimento – di iniziativa dei deputati di Azione Giulia Pastorella, Elena Bonetti, Antonio D’Alessio, Valentina Grippo, Federica Onori, Daniela Ruffino e Giulio Cesare Sottanelli – intende adottare “misure essenziali e immediatamente operative, orientate a prevenire l’instaurazione e la persistenza di interazioni conversazionali suscettibili di assumere, specie per i minori, una valenza di coinvolgimento emotivo e di sostituzione relazionale, nonché a rendere effettive le distinzioni tra utenti minori e maggiorenni e a promuovere la consapevolezza dei rischi connessi all’uso di tali servizi”.
A tal fine, la norma prevede di instaurare “l’obbligo, per i fornitori delle applicazioni e i gestori delle piattaforme digitali che le distribuiscono, di garantire che tali applicazioni non possano tenere in memoria per più di 5 giorni conversazioni con utenti minori di 18 anni che possono comportare un coinvolgimento emotivo. Il limite di conservazione delle conversazioni introdotto mira a ridurre l’accumulo di dati e la continuità relazionale potenzialmente idonea all’instaurazione di relazioni artificiali emotive tra l’utente e la macchina, quali relazioni di amicizia, di affetto, romantiche se non, finanche, relazioni che simulino il rapporto paziente-psicologo o paziente-medico”.
Allo scopo, l’articolo 1 del testo introduce l’obbligo, in capo alle piattaforme, di verificare l’età degli utenti, al fine di identificare i minori. L’articolo 2 conferisce all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) il compito di fissare, “entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le modalità di verifica dell’età, nel rispetto dei principi stabiliti a livello europeo”. Ad Agcom sono deputate anche le mansioni di vigilanza, affinché i soggetti indicati osservino le previsioni della norma. Sarà l’Autorità, inoltre, a punire i contravventori, “con sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10mila fino al 2% del fatturato realizzato nell’ultimo esercizio chiuso anteriormente alla notifica della contestazione”.
Prevista anche la disposizione di “campagne informative volte alla prevenzione e sensibilizzazione sull’uso consapevole dei chatbot e sui potenziali rischi connessi, avvalendosi dei principali mezzi di informazione e di comunicazione e di soggetti privati”. A condurle dovrà essere il dipartimento per le Politiche della famiglia della presidenza del Consiglio dei ministri, in collaborazione con il ministero dell’Istruzione e del merito, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge. La norma, infine, prevede una clausola di invarianza finanziaria.
A motivare l’intervento – si legge nella relazione illustrativa – sono le “evidenze empiriche che confermano che l’interazione con i chatbot non si limita a un impiego ’strumentale’, ma assume spesso una valenza relazionale ed emotiva, soprattutto nelle fasce di età più giovani”.
Secondo un rapporto di Save the Children, infatti, “il 42% circa di ragazzi e ragazze tra i 15 e i 19 anni afferma di aver usato dei chatbot di IA per chiedere aiuto in momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso, oppure per chiedere consigli su scelte importanti riguardanti relazioni, sentimenti, scuola e lavoro“.
Inoltre, un’indagine della fondazione Carolina evidenzia che “tra i minori di 15 anni è molto diffuso l’uso ‘emotivo’ dei chatbot, per ‘sfogarsi senza essere giudicati’ (27%), o per cercare uno ‘spazio sicuro’ per confidarsi (25%) o un ‘amico digitale sempre disponibile’ (28%)”. Si tratta di “dati, atteggiamenti e approcci che evidenziano la funzione di conforto emotivo che tali strumenti possono assumere”, sostengono i deputati. (Public Policy Bytes) DVZ




