Cybersecurity, Google rileva primo attacco “zero-day” generato con IA

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ROMA (Public Policy Bytes) – Il Google threat intelligence group (Gtig) ha rilevato per la prima volta un attacco hacker di tipo “zero-day” condotto identificando delle falle di sicurezza di sistemi informatici usando l’intelligenza artificiale.

È quanto emerge da un report della piattaforma di sicurezza informatica di Google, in cui l’azienda sottolinea la celerità della transizione in corso verso un’applicazione su sempre più larga scala dei modelli di intelligenza artificiale generativa da parte dei cybercriminali, segnando una repentina evoluzione rispetto all’adozione solo nascente osservata fino al febbraio 2026.

I criminali individuati dal Gtig, spiega Google, pianificavano di utilizzare il bug di sistema identificato tramite l’IA per condurre una campagna di attacchi di massa, plausibilmente sventato dall’intervento preventivo di Mountain View. L’analisi, inoltre, segnala una crescente e significativa adozione di tecniche di sfruttamento dell’IA a tale scopo malevolo da parte di gruppi di cybercriminali associati alla Cina e alla Corea del Nord.

Basandosi sui dati delle operazioni di risposta agli incidenti di Mandiant, dell’infrastruttura Gemini e della ricerca del Gtig, il report evidenzia come l’IA presenta oggi una duplice natura: da un lato è diventata un sofisticato motore per le operazioni degli hacker, dall’altro costituisce un bersaglio ad alto valore per gli attacchi.

Sul fronte dello sviluppo tecnico, la codifica assistita dall’IA sta accelerando la creazione di malware polimorfici e infrastrutture complesse, agevolando l’elusione delle difese tramite reti di offuscamento e l’integrazione di “logiche esca” nei codici, tattiche recentemente ricondotte ad attori che si presume siano affiliati alla Russia. Il Gtig evidenzia anche un passaggio verso la gestione autonoma degli attacchi: malware abilitati dall’IA come Promptspy sono in grado di interpretare in autonomia lo stato dei sistemi informatici colpiti per generare comandi dinamici, permettendo agli attaccanti di delegare all’IA operazioni su larga scala e adattive.

Oltre all’intrusione informatica, i modelli IA vengono integrati in campagne di operazioni informative per la creazione di consenso digitale e artificiale tramite media sintetici e deepfake, come riscontrato nella campagna filorussa “Operation overload”. Per sostenere queste attività a livello computazionale, i criminali aggirano i limiti di utilizzo commerciale dei modelli linguistici di grandi dimensioni attraverso middleware professionalizzati e registrazioni automatizzate, ottenendo accessi premium anonimi e massimizzando l’abuso dei periodi di prova.

In risposta all’escalation, Google ha comunicato l’adozione di misure difensive simmetriche, disabilitando gli account malevoli sulla piattaforma Gemini e impiegando agenti basati sull’IA, come Big Sleep, per individuare preventivamente i bug software, e CodeMender per risolverli in modo automatico, sfruttando le capacità di ragionamento dei propri modelli. (Public Policy Bytes) DVZ