ROMA (Public Policy) – È pronto per l’esame nell’aula del Senato il disegno di legge di delega al Governo per la riforma e il riordino della legislazione farmaceutica licenziato la scorsa settimana dalla commissione Sanità e Affari sociali di Palazzo Madama.
Martedì 14 luglio, infatti, la commissione ha conferito il mandato al relatore Ignazio Zullo (FdI) a riferire in assemblea. Al momento, tuttavia, il testo non è ancora stato calendarizzato tra i lavori dell’aula.
Dopo una prima scrematura degli emendamenti depositati – con diverse proposte dichiarate inammissibili, altre ritirate dalla maggioranza e molte di quelle in quota opposizioni respinte -, i pochi emendamenti approvati sono stati votati lo scorso 8 luglio e riguardano il solo articolo 3 del testo relativo ai principi e ai criteri direttivi che il Governo dovrà osservare nell’esercizio della delega per l’adozione, entro il 31 dicembre 2026, di uno o più decreti legislativi per il riordino, la revisione e la razionalizzazione delle disposizioni che regolano il settore farmaceutico, mediante la redazione di testi unici.
LE POCHE NOVITÀ INSERITE NEL TESTO
Nell’esercizio della delega il Governo dovrà rivedere la disciplina riguardante la distribuzione dei medicinali, anche favorendo la produzione nazionale di princìpi attivi e di eccipienti “nonché di prodotti finiti”, aggiunge un emendamento presentato sia dalla Lega che da Iv e Pd. Un emendamento di Avs, approvato dalla commissione, stabilisce invece che il Governo debba anche “rivedere i limiti quantitativi rispetto alla titolarità delle farmacie da parte di società di capitali, abbassando la quota massima di controllo”.
Una norma firmata FdI precisa poi che “l’implementazione dei sistemi informativi nazionali e regionali” debba essere orientata anche all’adeguamento o alla revisione dei tetti della spesa farmaceutica, nonché alla revisione dei meccanismi di payback che rappresenta uno dei criteri che il Governo dovrà perseguire nell’esercizio della delega. Nell’implementare i sistemi informativi, inoltre, si dovrà favorire l’interoperabilità dei dati “anche ai fini del monitoraggio degli esiti, del rafforza mento delle attività di farmacovigilanza e della produzione di evidenze concrete”, puntualizza un emendamento presentato dalla Lega, ma anche da Avs e M5s.
Infine, rispetto alle farmacie territoriali che il ddl già punta a rafforzare, è stato approvato un emendamento presentato sia dal M5s che dal Pd con cui si chiede al Governo di favorire il “supporto delle farmacie già presenti” nei territori (soprattutto aree interne, rurali e a bassa densità abitativa), “anche mediante l’attivazione di dispensari farmaceutici da esse gestiti”.
LE OPPOSIZIONI: OCCASIONE MANCATA
Per il resto, il testo resta identico a quello varato lo scorso anno dal Cdm. Circostanza stigmatizzata dalle opposizioni in commissione. Il senatore M5s Orfeo Mazzella ha definito “deludente l’andamento dell’esame, caratterizzato, nonostante gli auspici iniziali, dalla scarsa considerazione nei confronti delle proposte presentate dalle forze di opposizione”.
Ha parlato di “occasione mancata” la senatrice Pd Ylenia Zambito secondo cui “risultava opportuno definire con sufficiente precisione principi di delega altrimenti eccessivamente vaghi, particolarmente riguardo agli elementi di debolezza del settore farmaceutico nazionale”.
Anche secondo il senatore Avs Tino Magni “non si è tenuto adeguatamente conto delle proposte di modifica presentate dai gruppi di opposizione”. Secondo Magni la trattazione del provvedimento sarebbe stata “alterata dalle imposizioni di Governo e maggioranza, anche a causa delle numerose dichiarazioni di inammissibilità determinate dai pareri espressi dalla 5a commissione”.
Di “accentuato atteggiamento di chiusura rispetto agli emendamenti presentati” ha parlato anche la senatrice Iv Annamaria Furlan secondo cui “il Governo e la maggioranza non hanno tenuto conto dei rischi connessi alla non autosufficienza di medicinali”. (Public Policy) GPA





