Il campo largo parla di cultura woke mentre i veri nodi della coalizione restano irrisolti

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – È dunque iniziata la campagna elettorale nel campo largo. La sfida principale tuttavia, almeno in questa fase, non sembra essere rivolta a Giorgia Meloni, bensì al proprio interno. Dopo essersi spaccata sulla politica estera (Ucraina) e la sicurezza, la sinistra adesso si è addentrata in un dibattito sulla cultura woke per mano di Giuseppe Conte, che su Repubblica ha criticato gli eccessi del politicamente corretto, dando il via alla discussione: “Oggi la domanda che dobbiamo porci è: la cultura woke può costituire l’ossatura ideologica di una forza progressista? Ne dubito”.

La cultura woke è diventata, ha aggiunto il capo dei 5 stelle, “una sorta di religione morale autoreferenziale e per una forza progressista sarebbe un grave errore di strategia politica confidare su di essa per costruire una efficace azione politica. Una forza progressista deve necessariamente intervenire sulle radici materiali delle diseguaglianze, assumendo quale prioritario obiettivo la riduzione (se non l’eliminazione) degli squilibri economici e delle iniquità sociali che hanno assunto un rilievo strutturale”.

Alle parole di Conte hanno fatto seguito quelle di Matteo Renzi, sempre su Repubblica, a cui non è sfuggita l’occasione di dire la sua: “Si vince mettendo al centro la questione sociale, il benessere economico, la vita quotidiana, non la cultura woke: su questo la penso come Giuseppe Conte. Dopo quattro anni di Governo Meloni sono aumentate le famiglie che vivono sotto la soglia di povertà ed è diminuito il potere di acquisto di lavoratori e pensionati. Ci chiedono il programma? Eccolo: dare respiro al ceto medio stritolato dal costo della vita. Tutto il resto viene dopo. Vanno tuttavia calibrati gli strumenti”.

Elly Schlein, sparita ad agosto per qualche settimana (c’è chi dice che è stata in vacanza troppo a lungo), ha cercato di rispondere parlando di altro. “La crescita è a zero nonostante il Pnrr, l’Italia deve ricominciare a crescere”, ha detto Schlein a Milano Finanza, in una lunga intervista sui temi economici: “Occorrono con urgenza tre cose che questo Governo, nonostante l’ampia maggioranza, non è riuscito a fare: ridurre i costi dell’energia, aumentare i redditi e far ripartire gli investimenti”.

Sull’energia, ha spiegato Schlein, “innanzitutto serve un piano strategico per le rinnovabili che riduca incertezze e tempi di attesa, come chiede Confindustria, concedendo anche incentivi immediati ai territori che ospiteranno questi impianti. E poi serve una struttura unica di missione, anche con le Regioni, che dimezzi i tempi autorizzativi”.

Il mese di settembre sarà dunque complicato per tutti, anche per l’opposizione di sinistra-centro, impelagata in discussioni identitarie. Viene da chiedersi poi quando saranno affrontate le questioni dirimenti per l’intera coalizione. Ovvero: qual è il progetto del campo largo? E come si scegli il capo della coalizione? Per progetto si intende qualcosa di più del semplice programma elettorale. Si governa a partire da una visione comune del mondo, e se questa visione non c’è perché le incompatibilità di fondo su valori non negoziabili abbondano come si può costruire poi un programma di governo?

La domanda da farsi dunque è questa: Pd, M5a e Avs condividono lo stesso progetto? E di questo progetto potrebbe far parte anche una componente più riformista, vedi Matteo Renzi? C’è poi la questione della leadership. Scegliere un capo non è irrilevante. Non è un aspetto secondario, conseguente alla scelta della coalizione. Un capo non vale l’altro, uno non vale uno.

Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli, elaborato per testare la fiducia sulla futura leadership del sinistra-centro, Conte sarebbe in testa con il 36 per cento. A seguire, Silvia Salis (30 per cento) ed Elly Schlein (29 per cento). La sindaca di Genova ha detto di non volersi presentare alle primarie, ma gli altri due sono già in campo, Conte e Schlein. L’ex presidente del Consiglio è in vantaggio non soltanto nei sondaggi, ma anche nella presenza politica. È lui il traino del dibattito pubblico della sinistra.

Sull’Ucraina, sulla sicurezza, ora sulla cultura woke. Prossimamente tornerà anche sui temi dell’economia. Ha una agenda definita, non ha problemi di concorrenza interna (non che l’attuale Pd brilli per vivacità di alternative, beninteso) e dimostra una certa trasversalità che Schlein, decisamente più settaria, non possiede. Per questo la ripresa di settembre del campo largo sembra iniziare nel segno del leader del M5s, dopo un’estate in cui la politica, di sinistra e destra, ha pasato il tempo a occuparsi di Report, Ranucci e Lavitola. (Public Policy)

@davidallegranti