di Daniele Venanzi
ROMA (Public Policy Bytes) – La Commissione europea si appresta a proporre il divieto d’uso di social media e piattaforme video per i minori di 13 anni e di creazione di account senza il consenso dei genitori sugli stessi servizi per i minori di 15 anni. Lo prevede la bozza dell’Eu Kids Act, che verrà presentato giovedì dalla Commissione Ue e di cui Public Policy Bytes ha preso visione.
Lo scopo del pacchetto, si legge nel testo normativo, è delineare un quadro continentale per contrastare i rischi legati alla salute mentale e alla sicurezza dei minori online, prevenendo al contempo la frammentazione del mercato interno dovuta a iniziative legislative nazionali divergenti.
La proposta dell’esecutivo Ue – come anticipato dalla presidente von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione di stamattina – introduce il divieto per i minori di 15 anni di accedere autonomamente a piattaforme digitali dotate di funzionalità che il legislatore ritiene a rischio, come lo scrolling infinito dei contenuti, i sistemi di raccomandazione basati su algoritmi e profilazione degli utenti e le interazioni in chat con gli sconosciuti. Ai genitori e ai tutori legali sarà tuttavia concesso di creare account per conto dei ragazzi di età compresa tra i 13 e i 15 anni, ma con funzionalità limitate e tutele rinforzate. Tali profili saranno infatti provvisti di rigide misure di controllo parentale, tra cui un limite di utilizzo massimo di un’ora al giorno e ’approvazione preventiva da parte dei genitori degli utenti con cui i ragazzi potranno entrare in contatto. Per i minori di 13 anni, l’accesso a servizi digitali in autonomia sarà rigorosamente interdetto, fatta eccezione per gli ambienti di condivisione video specificamente progettati per l’infanzia, accessibili unicamente tramite il profilo del genitore e sotto la sua supervisione diretta.
La bozza impone inoltre stringenti obblighi di “sicurezza fin dalla progettazione” (safety by design) ai servizi digitali. Le piattaforme dovranno disattivare di default le impostazioni che incoraggiano l’uso compulsivo e l’esposizione eccessiva alle proprie app. Vengono esplicitamente banditi lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei contenuti, così come l’invio di notifiche push sui dispositivi durante l’orario scolastico e dalle 22:00 alle 08:00. Inoltre, i sistemi di raccomandazione dei contenuti non potranno basarsi sulla raccolta di dati personali o su logiche di profilazione. L’accesso a geolocalizzazione, microfono e fotocamera dovrà essere disabilitato per impostazione predefinita.
Il regolamento si estende anche all’intelligenza artificiale, introducendo vincoli specifici per i chatbot conversazionali. I minori di 13 anni potranno continuare a usarli solo previo consenso e controllo dei genitori, inoltre gli sviluppatori di tali sistemi dovranno garantire che le interfacce non simulino relazioni interpersonali atte a creare dipendenza emotiva nei minori, e dovranno mantenere la memoria delle conversazioni intercorse con i giovani disabilitata per impostazione predefinita, così che i ragazzi non possano sviluppare attaccamento emotivo alla macchina, in contrasto al crescente fenomeno degli “AI companion”.
Vengono vietati, inoltre, i cosiddetti sistemi di ricompensa variabile nei videogame online, come le loot box, e si richiede trasparenza sulle transazioni. Gli acquisti effettuati in valuta virtuale dovranno obbligatoriamente mostrare il corrispettivo monetario nella valuta nazionale dell’utente residente. Gli app store saranno inoltre tenuti a implementare sistemi di classificazione per età e a bloccare direttamente l’accesso o l’acquisto di applicazioni giudicate inadeguate per la loro età.
Per far rispettare i limiti anagrafici viene introdotto lo Eu Age Verification Scheme, sistema di verifica dell’età unificato e strutturato per accertare i requisiti anagrafici tramite soluzioni a “conoscenza zero” (zero knowledge proof), vietando l’uso della semplice auto-dichiarazione dell’età e garantendo l’assenza di tracciamento degli utenti.
L’impianto sanzionatorio e di vigilanza rimanda al Digital services act (Dsa) e all’AI Act. Le piattaforme online definite di dimensioni molto grandi (Vlop) ai sensi del Dsa saranno infatti soggette alla vigilanza diretta della Commissione, che opererà secondo procedure accelerate in caso di presunte infrazioni: 30 giorni lavorativi per l’emissione dei rilievi preliminari e 90 giorni per la decisione finale. Le attività di controllo e l’assunzione di personale specializzato (stimate in un incremento di 85 unità a tempo pieno) saranno finanziate tramite l’introduzione di una nuova tassa supervisione annuale applicata alle big tech, con un tetto massimo fissato allo 0,03% dell’utile netto globale registrato nell’esercizio finanziario precedente. (Public Policy Bytes)
@DanieleVenanzi




