ROMA (Public Policy) – Si compone di 9 articoli la proposta di legge presentata mercoledì alla Camera dal gruppo Fratelli d’Italia recante “Disposizioni in materia di rimpatrio per i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea condannati in Italia e Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91 in materia di revoca della cittadinanza”.
La proposta, ha spiegato la prima firmataria Sara Kelany, si struttura su due tronconi.
“I condannati a una pena detentiva superiore a un anno dovranno scontare la pena nel proprio Paese d’origine indipendentemente dal consenso”, ha detto, sottolineando come uno dei capisaldi della pdl sia anche l’estirpazione del consenso del condannato. La norma, ha aggiunto, “consentirà di dare attuazione a una serie di accordi bilaterali già sottoscritti dall’Italia con diversi Paesi extra Ue”.
A monte dell’attuazione, ha infatti chiarito il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami, devono esserci accordi bilaterali, sempre in riferimento ai “Paesi sicuri riconosciuti riconosciuti dal nuovo Patto per la Migrazione e Asilo”.
“La presente legge reca disposizioni volte a rafforzare la tutela della sicurezza pubblica mediante l’introduzione di una disciplina del trasferimento, ai fini dell’esecuzione della pena, dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea condannati con sentenza irrevocabile, per reati non colposi commessi nel territorio dello Stato, nonché disposizioni in materia di revoca della cittadinanza italiana acquisita”, recita l’articolo 1 della pdl.
Il secondo troncone, ha spiegato Kelany, è infatti quello della revoca della cittadinanza (argomento su cui vi è anche una pdl della Lega, a prima firma di Igor Iezzi, su cui mercoledì l’aula della Camera ha votato la procedura d’urgenza, e che è stata incardinata in commissione Affari costituzionali). Nel caso della pdl di FdI, tuttavia, secondo quanto spiegato da Bignami e dalla collega Kelany, la revoca si colloca a completamento della misura sul rimpatrio dei condannati.
“Penso all’attentatore di Modena – ha detto Bignami – Se una persona condannata ha la cittadinanza italiana allora poi lo dovresti rimpatriare in Italia. Qui introduciamo una norma di corollario, a chiusura del sistema”. In sostanza, prima la revoca della cittadinanza italiana, poi il rimpatrio nel Paese d’origine, a condizione che il condannato abbia o possa acquisire un’altra cittadinanza.
Con l’obiettivo, per Fratelli d’Italia, anche di diminuire la pressione carceraria.
“Parliamo a oggi di una popolazione carceraria di circa 64.733 detenuti – ha spiegato Bignami – di cui il 31%, circa un terzo, extracomunitari”.
L’applicazione della disposizione proposta nei confronti dei Paesi sicuri potrebbe, per Bignami, consentire il rimpatrio “di 13.890 persone, il 68% della popolazione carceraria extracomunitaria attuale”.
“Con questa proposta di legge – ha invece dichiarato il responsabile dell’organizzazione di FdI Giovanni Donzelli – si aggiunge un ulteriore tassello al programma che abbiamo messo a terra; un programma realizzato non solo per risolvere il tema della giustizia sociale, ma anche per alleggerire il peso sui penitenziari italiani. Il tema viene posto puntualmente ogni estate e la soluzione della sinistra è sempre quella di svuotare le carceri. Piuttosto che rimettere in libertà chi ha commesso reati, è più semplice trovare modalità alternative per scontare la pena nel proprio Paese d’origine”. Una misura che si accompagnerebbe a una “riduzione dei costi economici e sociali”, per i proponenti, e che “avrà un impatto anche sulla sicurezza”. “In Italia si rispettano le leggi – ha detto Kelany – Lo Stato italiano non si fa carico economico e sociale di chi viene in Italia per delinquere”.
IL TRASFERIMENTO COME MODALITÀ ORDINARIA DI ESECUZIONE DELLA PENA, PROVVEDIMENTO ENTRO 30 GIORNI
“Il cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea condannato con sentenza irrevocabile, per delitti non colposi, a pena detentiva superiore a un anno è destinato, ove ricorrano le condizioni previste dal diritto internazionale e dalla presente legge, all’esecuzione della pena nello Stato di cittadinanza. Il trasferimento costituisce modalità ordinaria di esecuzione della pena e non richiede il consenso del condannato, salvo quanto previsto dagli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dal diritto dell’Unione europea”, si legge nell’articolo 2 (e proprio “l’estirpazione del consenso” dovrebbe, secondo i proponenti, rendere possibile l’attuazione).
“La sentenza irrevocabile di condanna alla pena detentiva superiore a un anno pronunciata nei confronti del cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea, costituisce presunzione di pericolosità sociale ed è tempestivamente trasmessa dalla competente autorità giudiziaria al ministro della Giustizia”, si legge ancora, che “avvia d’ufficio il procedimento di trasferimento entro 30 giorni dal ricevimento della sentenza”. Termine che, in base al diritto internazionale, si dilata a 60 giorni dall’acquisizione della documentazione necessaria.
OPPOSIZIONE POSSIBILE CON RISCHIO PENA CAPITALE, MA NON SOSPENDE ESECUZIONE
Secondo quanto previsto dall’articolo 5 della pdl, il condannato può opporsi al trasferimento entro 10 giorni dalla notifica, “esclusivamente per i seguenti motivi: a) rischio concreto di trattamenti contrari alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo; b) rischio di pena capitale nello Stato di destinazione; c) grave e documentato pregiudizio familiare”, e a pronunciarsi sarà la Corte d’appello del distretto in cui è stata pronunciata la condanna. “L’opposizione non sospende l’esecuzione salvo diversa decisione dell’autorità giudiziaria competente”, si legge.
DIVIETO DI REINGRESSO E DURATA PENA
“L’esecuzione non può comportare una riduzione della durata complessiva della pena irrogata dall’autorità giudiziaria italiana”, si legge ancora. La pdl introduce inoltre il divieto di reingresso sul territorio nazionale del condannato trasferito.
LA REVOCA DELLA CITTADINANZA: ESTENSIONE PLATEA ED ESTENSIONE REATI
L’articolo 9 del testo, l’ultimo, è dedicato alla revoca della cittadinanza, che, come spiegato dai proponenti, si pone qui come norma a “corollario” del provvedimento di rimpatrio dei condannati.
“Estendiamo la revoca, già prevista per le condanne per terrorismo ed eversione, a tutti i reati previsti dall’articolo 407 del codice di procedura penale – ha spiegato Kelany – cioè i reati più gravi contro la persona, contro il patrimonio, reati di strage, e anche ai reati correlati al 416 bis”. Tra questi: rapina, estorsione, sequestro di persona, fabbricazione di armi, associazione a delinquere, associazione per il traffico di stupefacenti, ma anche, secondo quanto risulta, le ipotesi aggravate su produzione, traduco e detenzione illecita di sostanze stupefacenti o psicotrope, reato di pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili.
In questi casi, la revoca della cittadinanza – ai fini dell’esecuzione del rimpatrio – viene fatta “a condizione che l’interessato possieda o possa acquisire un’altra cittadinanza”. Secondo quanto spiegato dalla proponente, poi, si estende anche la platea dei casi in cui procedere alla revoca.
“Estendiamo la possibilità di revocare la cittadinanza a chi l’ha acquisita per naturalizzazione, matrimonio, e ai figli che l’hanno acquisita per naturalizzazione dei genitori”, ha spiegato Kelany. Nessuna differenza, dunque, tra immigrato regolare e irregolare, secondo quanto spiegato dai proponenti ai cronisti.
IPOTESI ITER ACCELERATO. FDI: LO PRESENTEREMO ANCHE COME EMENDAMENTO
Una risposta a Futuro nazionale di Roberto Vannacci? “No, è una proposta che noi avevamo da sempre nel nostro programma elettorale. Abbiamo potuto presentarla perché in questi tre anni Giorgia Meloni si è impegnata nelle modifiche del Patto per la Migrazione e l’Asilo”, ha risposto Bignami ai cronisti.
Quanto all’iter, FdI ha preannunciato di voler chiedere l’iter accelerato in aula, procedendo anche presentando la pdl come emendamento qualora si presentino veicoli legislativi adeguati. Sia alla Camera, sia al Senato, hanno confermato i capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan. “Confidiamo che possa avere un iter accelerato e lo sottoporremo al vaglio dell’aula”, ha sottolineato Bignami.
I tempi? “Siamo fiduciosi, evidentemente qualche mese. Vedremo qual è la strada più rapida del calendario. Sarà una legge di applicazione pressoché immediata una volta finito l’iter”, ha detto Malan. (Public Policy) MAR




