Legge elettorale, 6 punti al centro dei ricorsi: dal premio alle quote

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ROMA (Public Policy) – “Nessuno pensi che le nostre iniziative siano dirette a ripristinare la legge abrogata, quella ormai è abrogata. La legge sarà quella nuova, auspicabilmente depurata degli aspetti incostituzionali”.

Lo ha spiegato, nel corso della conferenza stampa – lunedì – di presentazione dei ricorsi sulla legge elettorale, il professor Enrico Grosso. La presentazione si è svolta in sla stampa alla Camera dei deputati, alla presenza, oltre che di Grosso, di Pietro Adami e di Roberto Zaccaria, di diversi rappresentanti dell’opposizione, da Simona Bonafè (Pd) a Maria Elena Boschi (Iv), da Riccardo Magi (+Eu) a Filiberto Zaratti (Avs) e Alfonso Colucci (M5s).

“Le leggi elettorali sono costituzionalmente necessarie e l’ordinamento deve disporre in ogni momento di una disciplina idonea a consentire il rinnovo delle Camere”, ha aggiunto, spiegando che “tutti i profili di legittimità costituzionale” che verranno eccepiti “consentono alla Corte di eliminare quegli aspetti in costituzionali della legge, lasciando per il resto la legge perfettamente idonea ad essere applicata”.

Grosso ha poi illustrato i 6 titoli della legge al centro dei ricorsi a cui sta lavorando la “Rete per un voto libero e uguale”.

IL PREMIO DI GOVERNABILITÀ

“Prima questione il premio di maggioranza: la sua ragionevolezza e proporzionalità sia in termini numerici, sia in termini di eccessività rispetto alla tollerabilità della distorsione della rappresentanza politica proporzionale, sia sotto l’aspetto delle modalità della sua assegnazione attraverso un numero fisso di deputati e senatori”, ha detto.

L’AUTONOMIA TRA CAMERA E SENATO

“Un’altra serie di questioni riguarderà l’autonomia delle basi elettorali delle due Camere e la base elettorale regionale per il Senato”, i cui risultati sono legati insieme per l’eventuale assegnazione del premio. “Forti dubbi di costituzionalità presenta il fatto che Il premio è calcolato su base nazionale anche al Senato” ha detto Grosso, segnalando anche un problema di selezione degli eletti.

LE MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE DEI SEGGI

“Noi riteniamo che ci siano degli aspetti di incostituzionalità nelle modalità in cui i seggi, una volta stabiliti, sono assegnati ai singoli parlamentari, quindi la selezione degli eletti perché anche gli effetti del voto sugli eletti devono essere prevedibili dall’elettore. Secondo noi questa legge non consente agli elettori di conoscere preventivamente con un ragionevole con una ragionevole certezza quali saranno gli effetti del suo voto sull’elezione del parlamentare che lui crede di contribuire ad elegge”, ha spiegato Grosso.

L’EQUILIBRIO DI GENERE

Il quarto punto toccato dai ricorsi, ha spiegato Grosso, riguarda “la parità di accesso e le misure di riequilibrio di genere”.

Il focus, secondo quanto emerso dalla conferenza stampa, sarebbe relativo alla mancanza di alternanza di genere tra capilista bloccati (soppressa, rispetto all’attuale Rosatellum, la previsione delle quote 60-40), “in un contesto in cui sappiamo già da adesso che la maggioranza dei parlamentari verrà estratta proprio da quei capilista”.

L’INDICAZIONE DEL CANDIDATO PREMIER

Quinto punto al centro dei ricorsi, “l’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio”.

“L’indicazione obbligatoria del candidato presidente del Consiglio sembra preconizzare il fatto che ciascuna lista che si presenta alle elezioni debba obbligatoriamente candidarsi al Governo, il che non è affatto obbligatorio. Vi sono liste che possono benissimo candidarsi alle elezioni per fare opposizione a qualunque Governo”, ha sottolineato Grosso, sottolineando poi come esistano su questo aspetto prerogative della presidenza della Repubblica, e come la legge elettorale non possa “condizionare ciò che è stabilito dalla Costituzione”.

IL NUMERO DI FIRME

Il sesto titolo dei ricorsi sarà relativo all’accesso alla competizione elettorale, ed in particolare alla “previsione di un numero minimo di sottoscrizioni abnorme per le liste che si trovino in determinate condizioni diverse da altre liste che invece sono esentate da questo obbligo”.

Per i ricorrenti, “una violazione del diritto di pari accesso alla candidatura in relazione al principio di ragionevolezza e proporzionalità”, sebbene la previsione di un numero minimo di sottoscrizioni sia considerata legittima per evitare la proliferazione di di candidature prive di senso.

LA BOZZA A DISPOSIZIONE DEGLI AVVOCATI E LA CONSULTA

Grosso ha inoltre spiegato come il lavoro prodotto dalla rete verrà messo a disposizione degli avvocati attraverso “una bozza nella quale noi prospettiamo dubbi di costituzionalità della legge elettorale”. Saranno i singoli avvocati, poi, a “usarla come credono”, assumendosi “la responsabilità di quello che è scritto”.

“Il Paese ha bisogno di essere rassicurato ha bisogno di sapere che la legge fondamentale, quella che fonda e realizza in concreto il principio democratico e rappresentativo, è esente da ombre e che dunque la democrazia politica che è patrimonio di tutti i cittadini funziona correttamente sotto tutti gli aspetti”, ha detto Grosso.

“Se la corte, come noi auspichiamo, risolverà i dubbi che noi le sottoponiamo, quel rapporto sarà comunque rafforzato quale che sia la sua risposta”.

I TEMPI E LA CIRCOSCRIZIONE ESTERO

“Abbiamo l’obiettivo molto ambizioso di presentare i ricorsi il giorno di entrata in vigore della legge, giorno 26 ottobre 2026, è un lunedì. Verranno depositati il 26 ottobre in tutte le Corti d’Appello”, ha poi spiegato il professor Pietro Adami.

“È in redazione un ricorso sulla circoscrizione Estero”, ha aggiunto.

“Il numero dei ricorsi è 30 complessivamente”, ha proseguito Adami.

“Ragionevolmente queste udienze, se saremo fortunati, saranno a metà gennaio. E questo statisticamente è anche il motivo per cui presentiamo un certo numero di ricorsi”. “Il calcolo è tutto in astratto, ma noi a metà gennaio arriviamo a un’udienza in cui la questione può essere rimessa alla Corte costituzionale ed entro la fine di gennaio potremmo avere delle ordinanze”, ha aggiunto. (Public Policy) MAR