ROMA (Public Policy Bytes) – Porre Gemini al centro di ogni servizio e prodotto di Google, anche e soprattutto del motore di ricerca. È l’intenzione palesata dall’azienda durante Google I/O, l’annuale conferenza dedicata agli sviluppatori in corso a Mountain View. Si inaugura così quella che l’amministratore delegato Sundar Pichai ha definito “l’era degli agenti autonomi”: una transizione che necessiterà di investimenti in conto capitale di 190 miliardi di dollari per il 2026, un budget di circa sei volte superiore a quello allocato nel 2022.
Tra le principali novità annunciate all’inaugurazione dell’evento californiano figura la nuova serie dei chip proprietari, motore dell’ecosistema di IA della casa. All’ottava generazione delle Tpu (Tensor Processing Unit) è demandato il compito di far fronte a una domanda di elaborazione dati cresciuta di sette volte rispetto all’anno precedente. La nuova architettura si articola per la prima volta su due componenti specializzati: i chip TPU 8t, progettati per la fase di addestramento preliminare dei modelli e dotati di una potenza di calcolo quasi triplicata rispetto alla generazione passata, e i chip TPU 8i, ottimizzati per la fase di inferenza al fine di minimizzare i tempi di latenza.
Sul fronte software debutta Gemini Omni, un modello di simulazione ambientale in grado di generare output in molteplici formati a partire da qualsiasi input, con un rilascio iniziale focalizzato sui contenuti video. Parallelamente, l’azienda ha lanciato Gemini 3.5 Flash, aggiornamento del modello che unisce avanzate capacità operative a un’elevata velocità di esecuzione, già disponibile anche in Italia. Secondo i dati diffusi, 3.5 Flash elabora i token di output a una velocità quattro volte superiore rispetto ai concorrenti di fascia alta. In tema di efficienza, inoltre, le stime della società indicano che l’adozione del modello 3.5 Flash per l’80% dei carichi di lavoro aziendali potrebbe generare risparmi superiori a 1 miliardo di dollari annui nell’acquisto di capacità computazionale per le imprese più grandi.
L’ecosistema del gruppo si orienta progressivamente verso l’automazione tramite la piattaforma Antigravity 2.0, un ambiente di sviluppo progettato per il coordinamento di agenti virtuali. Tra questi figura Gemini Spark, un assistente operativo in modo continuativo sui server Google Cloud. L’agente è progettato per gestire le attività digitali degli utenti in background, integrandosi inizialmente con i servizi proprietari e, dalle prossime settimane, con strumenti di terze parti. Spazio anche ai nuovi Daily Brief, per la sintesi e la gestione di posta e agende, e a Google Flow, focalizzato sulla pianificazione di progetti complessi.
A fronte della proliferazione di contenuti generati artificialmente, Google ha ampliato l’utilizzo di SynthID, il proprio sistema di filigrana digitale, confermando accordi di adozione con i principali operatori del settore, tra cui OpenAI, Kakaw ed Eleven Labs.
In ambito consumer, la società ha riportato che 13 dei suoi prodotti hanno superato il miliardo di utenti attivi mensili, cinque dei quali oltrepassano la soglia dei 3 miliardi. La funzione AI Overviews integrata nel motore di ricerca ha raggiunto 2,5 miliardi di utenti attivi mensili, mentre l’applicazione autonoma Gemini ha toccato quota 900 milioni di utenti, raddoppiando l’utenza in dodici mesi. L’azienda ha infine anticipato il rilascio, previsto per l’autunno, di una nuova linea di occhiali intelligenti dotati esclusivamente di assistenza audio, separando di fatto lo sviluppo del dispositivo con display integrato. (Public Policy Bytes) DVZ




