Manovra, cornice da 23,5 mld. Il Governo confida nelle trattative in Ue

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di Giuseppe Pastore

ROMA (Public Policy) – Il Governo ha trasmesso giovedì scorso alle Camere il Documento programmatico di bilancio (Dpb) 2027 che traccia la cornice di una Manovra da 23,5 miliardi. Le risorse saranno in gran parte destinate agli investimenti in energia e difesa, per un totale di 14,4 miliardi (7,2 per ciascun settore) che verranno resi disponibili con l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Nec) su cui si attende il via libera definitivo dal Consiglio europeo.

I restanti 9,1 miliardi che finanzieranno la prossima legge di Bilancio arriveranno in gran parte da misure a carico del settore finanziario e quindi dal contributo di banche e assicurazioni. Saranno loro, in base al Dpb, a contribuire per lo 0,21% del Pil alle risorse che comporranno la Manovra. Si tratta di circa 5 miliardi di euro nel 2027.

Tra le coperture figurano, subito dopo, i circa 1,2 miliardi che si conta di ricavare dalla revisione della spesa dei ministeri. Seguono altri 720 milioni provenienti dai giochi. Il tutto andrà a finanziare interventi per il potere di acquisto delle famiglie, con particolare attenzione a quelle più fragili.

Il Dpb fa riferimento a misure fiscali da 2,1 miliardi e a 5 miliardi per le politiche per la famiglia e la spesa sociale. Spazio anche a misure di sostegno alle imprese per circa 3,3 mld. Altri 3,1 miliardi saranno destinati alle infrastrutture e 2,4 alla sanità.

Ma “la definizione puntuale degli interventi che confluiranno nel disegno di legge di bilancio di prossima presentazione al Parlamento terrà conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con le Autorità europee finalizzate alla migliore definizione del perimetro di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia”.

Così il Dpb mette nero su bianco quanto detto al ministro Giancarlo Giorgetti lunedì scorso e cioè che il Governo sta sondando il campo a Bruxelles per valutare la possibilità di far rientrare nella quota Nec destinata all’energia non solo gli investimenti, ma anche aiuti selettivi e temporanei per imprese e famiglie.

L’eventuale via libera da parte dell’Unione europea consentirebbe quindi di distribuire diversamente le risorse della legge di Bilancio per la quale però la caccia alle risorse non è finita. La premier Meloni, infatti, insiste per ottenere una flessibilità aggiuntiva legata all’inflazione.

Non si tratta di risorse in più che si aggiungono alla Nec, ma della possibilità di considerare nella spesa consentita dalle regole europee lo shock energetico e inflazionistico consentendo quindi ai Paesi membri di utilizzare almeno in parte il maggior gettito Iva generato dall’aumento dei prezzi per finanziare misure mirate per famiglie e imprese.

Intanto, le misure in ballo sono già parecchie. Tutte anticipate dai leader e dagli esponenti di Governo. A partire dal taglio dell’Irpef per il ceto medio attraverso l’estensione dell’aliquota al 33% ai redditi fino a 60mila che questa settimana però è sembrato traballare in favore dell’ipotesi di destinare quelle risorse a un bonus per i più fragili. Ma “noi riteniamo che si debba assolutamente procedere con il taglio dell’Irpef”, ha replicato da Forza Italia Antonio Tajani. “Sono più che favorevole all’estensione dell’aliquota al 33%”, ha aperto Meloni parlando in aula alla Camera, ma “chiaramente molto dipende dalle risorse di cui potremo disporre”, ha aggiunto la premier.

Intanto Forza Italia insiste anche per la “no tax area” per i giovani e per l’esenzione del bollo su tutte le prime auto. Nella lista delle priorità degli azzurri anche l’estensione della Zes promossa pure dalla Lega. Il partito di Matteo Salvini però punta anche ad alzare da 85mila a 100mila euro la soglia della flat tax al 15% per le partite Iva e preme per l’abolizione del Canone Rai e per “Quota 64” per la pensione anticipata a 64 anni. Nelle intenzioni della maggioranza c’è poi la volontà di confermare la detassazione dei rinnovi contrattuali e di prorogare e rafforzare l’iperammortamento, come confermato da Giorgetti in Parlamento. Sul fronte imprese, infine, Urso ha detto che si vorrebbe rendere strutturale Transizione 5.0 includendo software e cloud.

Per il testo della nuova legge di Bilancio, però, si attende l’esito dell’interlocuzione in Europa sul perimetro della Nec per l’energia. Il via libera dovrebbe arrivare in occasione dell’Ecofoin del 9 novembre. Venerdì, tuttavia, il ministro Giorgetti ha detto che probabilmente entro questa settimana si potranno chiudere i lavori sulla Manovra e che il dialogo sulla Nec prosegue in modo costruttivo. (Public Policy)

@cg_pastore