di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – Il Grande Oriente d’Italia vince ancora. La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito, a maggioranza (sedici voti contro uno), che la commissione Antimafia che nel 2017 indagava sull’infiltrazione di organizzazioni criminali di tipo mafioso nelle logge massoniche non poteva disporre una perquisizione nei locali del GOI e il successivo sequestro di numerosi documenti cartacei e digitali, in particolare elenchi contenenti i nomi e i dati personali di oltre 6mila persone. O meglio, avrebbe potuto farlo predisponendo le adeguate garanzie.
Nella sentenza della Grande Camera, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che c’è stata una violazione dell’articolo 8 (diritto al rispetto del domicilio) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. “Dopo aver sottolineato la discrezionalità di cui godono gli Stati in materia di autonomia parlamentare”, c’è scritto in un comunicato stampa, “la Corte ha tuttavia ritenuto che l’ingerenza nel diritto dell’associazione ricorrente al rispetto del proprio domicilio non fosse stata accompagnata da garanzie sufficienti contro gli abusi e l’arbitrarietà, e pertanto non fosse stata ‘necessaria in una società democratica’, poiché non le era stata offerta alcuna garanzia ex ante né alcun rimedio ex post”.
La Corte ha condannato l’Italia a versare al Grande Oriente 9.600 euro a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale e 5.344 euro a titolo di spese legali. (Public Policy)
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