Ok dal Senato al regolamento sulle reti digitali: la risoluzione

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ROMA (Public Policy Bytes) – La commissione Politiche dell’Ue del Senato ha approvato all’unanimità una risoluzione sulla proposta di regolamento Ue sulle reti digitali (Digital networks act, Dna), sostenendone gli obiettivi strategici ma sollevando criticità in merito all’accentramento dei poteri regolatori a Bruxelles e alla gestione delle frequenze radiomobili.

Il documento, visionato da Public Policy Bytes, valuta positivamente la necessità di dotare l’Europa di reti sicure e ad alta capacità – giudicate essenziali per lo sviluppo di intelligenza artificiale, cloud ed edge computing – ma avverte che la proposta attuale è “suscettibile di una maggiore conformità al principio di proporzionalità”. Il testo, infatti, ravvisa delle criticità nella delega di poteri alla Commissione europea, avvertendo che “il ricorso sistematico per disciplinare aspetti sostanziali della materia, mediante gli strumenti dell’atto delegato e dell’atto di esecuzione, rischia di andare oltre i limiti fissati dagli articoli 290 e 291 del Tfue”. I senatori sottolineano dunque che ciò avviene “attraverso atti che non sono sottoposti alla procedura legislativa ordinaria del Consiglio e del Parlamento europeo e che sfuggono al controllo di sussidiarietà dei parlamenti nazionali“.

Il nodo centrale per l’assetto del mercato riguarda l’assegnazione e la gestione dello spettro radio. Il parere contesta infatti l’istituzione del nuovo Organismo per la politica dello spettro radio (Rspb), esprimendo “perplessità” in merito alla possibilità di attribuirvi, su proposta della Commissione europea, “funzioni di assegnazione diretta di porzioni di spettro a livello dell’Unione”. Secondo la risoluzione, l’estensione di tali poteri allo spettro mobile terrestre “rischia di alterare l’equilibrio delle competenze tra Unione e Stati membri e di non tenere adeguatamente conto delle specificità dei singoli mercati nazionali”. Vengono inoltre segnalati potenziali impatti sulle finanze statali, poiché “il regime proposto comporterebbe il trasferimento delle tariffe per i diritti d’uso dello spettro satellitare, attualmente di competenza degli Stati membri, al finanziamento dell’Odn” – Office for digital networks, Ufficio per le reti digitali, nuova autorità europea che verrebbe istituita con il Dna.

Sul fronte degli investimenti infrastrutturali, la risoluzione precisa che “la procedura di rinnovo automatico delle frequenze prevista dall’articolo 25 andrebbe collegata a una valutazione effettiva delle condizioni competitive, unitamente alla verifica dei requisiti quali la garanzia all’accesso alle infrastrutture passive esistenti, nonché la previsione di investimenti in densificazione, così da non rendere permanenti eventuali squilibri nella distribuzione dello spettro”. Per quanto riguarda lo spegnimento delle reti in rame, il parere supporta l’adozione di una roadmap ma rimarca che “tale processo richiede un’attenta valutazione degli impatti sul mercato nazionale e sugli attuali assetti infrastrutturali, al fine di assicurare un equilibrio tra le esigenze di modernizzazione delle reti e la tutela delle dinamiche concorrenziali e industriali del settore”. Inoltre, le autorità competenti devono essere coinvolte “al fine di evitare discontinuità nella disponibilità delle comunicazioni di emergenza e degli avvisi pubblici durante le fasi di transizione”.

Infine, sul versante del broadcasting, la commissione parlamentare difende la destinazione della banda Uhf 470–694 MHz e i modelli nazionali di radiodiffusione terrestre, che “continuano a svolgere una funzione essenziale sotto il profilo del pluralismo democratico, della coesione sociale, della resilienza delle comunicazioni e dell’accesso universale ai contenuti audiovisivi”. Il documento sollecita inoltre il legislatore nazionale a recepire le modifiche normative relative all’obbligo di ricezione Dab+ nei veicoli “al fine di garantire la tutela del settore radiofonico”. La risoluzione conclude con un richiamo normativo ad ampio spettro, evidenziando che “sarebbe anche opportuno inserire un riferimento alla necessità di prevedere una maggiore organicità della proposta di regolamento con gli altri atti europei sul digitale, come ad esempio il Data act o l’AI act”. (Public Policy Bytes) DVZ