Dl Lavoro, emendamenti cdx su Tec e rider. Csx punta sul salario minimo

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di Giuseppe Pastore

ROMA (Public Policy) – L’intenzione di introdurre una definizione di Tec (trattamento economico complessivo) e la necessità di adeguare le norme sui rider alla direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme digitali. Sono i due principali ambiti di intervento su cui la maggioranza ragiona in vista della presentazione degli emendamenti al decreto 1° maggio che dovranno essere depositati entro le 18 di lunedì 18 maggio in commissione Lavoro alla Camera.

Già in queste ore, però, sono centinaia le proposte che arrivano dai gruppi di centrodestra. Motivo per cui sarà necessario un confronto in maggioranza sia per fare una cernita dei correttivi che troveranno effettivamente spazio nel fascicolo della commissione, sia per definire una linea di azione condivisa in particolare sugli articoli 7 (salario giusto e Tec) e 12 (presunzione di subordinazione per i rider).

Le opposizioni, invece, sono pronte a depositare emendamenti unitari su salario minimo e riduzione dell’orario di lavoro.

I RIDER E LA DIRETTIVA EUROPEA

Sul lavoro tramite piattaforme il centrodestra accoglierà alcune osservazioni arrivate nel corso delle audizioni in commissione. In particolare, la volontà è quella di correggere l’articolo 12 per un maggiore coordinamento con la direttiva europea. Resterà la presunzione di lavoro subordinato, ma già nella rubrica della norma si utilizzerà il riferimento al lavoro “mediante” piattaforma e non ai “lavoratori intermediati da piattaforme digitali”.

La linea dovrebbe essere quella suggerita da AssoDelivery in audizione. E, quindi, far scattare la presunzione di lavoro subordinato quando emergono “fatti che indicano direzione e controllo” e non “indici di controllo o di eterodirezione”, come stabilisce attualmente il decreto.

L’obiettivo, appunto, è quello di conformarsi alla direttiva europea che, tra le altre cose, non contempla la norma del decreto secondo la quale la qualificazione del rapporto tiene conto, “dell’esercizio, anche per il tramite di sistemi automatizzati o algoritmici, di poteri di organizzazione, direzione, controllo, valutazione, limitazione dell’accesso al lavoro o determinazione unilaterale del compenso”.

IL NODO SUL TRATTAMENTO ECONOMICO COMPLESSIVO

Ma il tema più complesso sul quale il centrodestra ragiona in vista della presentazione degli emendamenti è quello del trattamento economico complessivo al quale è legato il salario giusto. La maggioranza vuole definirlo all’interno del decreto Lavoro stabilendo cosa rientra e cosa no nel Tec. Lo aveva già anticipato, d’altronde il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon (Lega): “Credo che bisogna dare certezze alle leggi e sul Tec penso si possano valutare eventuali emendamenti che vadano a disciplinarlo”, aveva detto Durigon a Public Policy.

Sarebbero già diversi gli emendamenti che propongono soluzioni diverse facendo riferimento, ad esempio, alla componente normativa dei contratti oltre che a quella salariale. Il punto però è capire come arrivare a una definizione equilibrata visto che la materia coinvolge direttamente il mondo sindacale. Certamente bisogna “specificare meglio cosa comprende il Tec”, ma allo stesso tempo bisogna evitare di “sposare la palla in avanti”, riflettono alcuni esponenti di maggioranza. Insomma, sarebbe da escludere, ad esempio, il rinvio a decreti ministeriali e tavoli con le parti che causerebbero ritardi applicativi della norma e del decreto stesso.

Una delle opzioni da valutare potrebbe essere l’opportunità di richiamare il patto della fabbrica del 2018 che definisce il Tec come la somma del “trattamento economico minimo” e “tutti quei trattamenti economici che il contratto collettivo nazionale di categoria qualificherà come ‘comuni a tutti i lavoratori del settore’, a prescindere dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina”.

SALARIO GIUSTO E RINNOVI CONTRATTUALI

È quasi certamente da escludere, invece, che si voglia toccare il principio che subordina l’accesso ai bonus per le assunzioni all’applicazione del salario giusto.

La norma, così come scritta, “già screma di suo”, dicono ancora dalla maggioranza perché impedirebbe che aziende che applicano contratti diversi da quelli siglati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative possano accedere agli incentivi del decreto. Anzi, secondo il centrodestra questa dovrà diventare sempre di più la pratica da adottare negli interventi normativi.

Un tema da attenzione, invece, sarà quello dei rinnovi contrattuali. Nonostante il sottosegretario Durigon abbia già anticipato la volontà di inserire la retroattività degli aumenti dei rinnovi (come previsto in una prima bozza del decreto), nella stessa maggioranza si registrano dubbi a causa dell’elevato costo che si scaricherebbe sulle imprese.

LE OPPOSIZIONI UNITE SU SALARIO MINIMO E RIDUZIONE DELL’ORARIO DI LAVORO

Pd, Movimento 5 stelle e Avs, invece, hanno in serbo emendamenti unitari sul salario minimo e sulla riduzione dell’orario di lavoro.

“Nel riproporre il salario minimo lo faremo adeguandolo all’inflazione”, anticipa a Public Policy il capogruppo di Avs in commissione Lavoro, Franco Mari. “Sarà un calcolo preciso – spiega -, perché ci muoveremo come se fosse stato istituito quel monitoraggio previsto dalla proposta di legge per l’adeguamento annuale del salario minimo”.

Le opposizioni contestano “la narrazione secondo cui un salario possa essere giusto senza essere anche sufficiente”, prosegue Mari esperimendo perplessità sull’ipotesi di definire in via normativa il Tec. “Spesso – spiega – i trattamenti economici complessivi non sono paragonabili da contratto a contratto. Come si fa allora a definire il Tec in una norma? Sono molto perplesso, la considero un’ingerenza. E poi sarebbe il salario minimo l’invasione delle prerogative sindacali?”.

“La verità è che questo decreto non ha nulla”, afferma dal Pd il capogruppo in commissione Arturo Scotto che definisce il provvedimento “un’operazione di campagna elettorale”. Secondo l’esponente dem “non si può definire il Tec senza definire il Tem e cioè il trattamento economico minimo”.

Tra gli emendamenti su cui lavora il Pd alcuni punteranno a “reintrodurre le causali sui contratti a termine”, anticipa Scotto. Ma i dem vorrebbe anche chiarire che gli incentivi per le assunzioni debbano spettare a chi applica i contratti leader ai dipendenti assunti a tempo pieno (oltre che indeterminato) in modo da scoraggiare i contratti part-time.

Sul fronte rider, conclude Scotto, “sicuramente ripresenteremo i contenuti della proposta di legge Griseri-Prisco” che prevede un ammortizzatore sociale per i rider nei giorni di allerta meteo. (Public Policy)

@cg_pastore