ROMA (Public Policy) – In Parlamento ci si avvicina alla sessione di Bilancio. Nella notte tra il 2 e il 3 ottobre, infatti, è stato trasmesso alle Camera il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) e la relazione sulla richiesta di scostamento di bilancio, entrambi sul tavolo del Cdm che si è riunito venerdì. In base a quanto si apprende, le audizioni nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato si svolgeranno lunedì prossimo, 12 ottobre. A partire dalle 14 verranno sentiti i rappresentanti di: Istat, Corte dei Conti, Cnel, Banca d’Italia e Ufficio parlamentare di Bilancio. Chiuderà le audizioni, alle 18, il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.
Il Documento fa i conti con una “elevata incertezza” del quadro internazionale nel quale “permangono i principali fattori di rischio: i conflitti e le tensioni geopolitiche non si sono attenuati, i mercati energetici restano sotto pressione e il graduale rientro dei prezzi del petrolio e del gas risulta più lento del previsto”. Durante la conferenza stampa dopo il Cdm, lo stesso ministro Giancarlo Giorgetti ha parlato di un “contesto complesso” nel quale “fare previsioni è sempre più complicato”. Tanto che in vista della prossima legge di Bilancio “credo che l’approccio debba essere più prudente” rispetto a “tutte le cose che sono state annunciate. Chiaramente il contesto richiede un’attenzione maggiore”, ha avvertito il titolare del Mef.
Il Documento licenziato dal Cdm e ora trasmesso al Parlamento rivede al rialzo per il 2026 la crescita all’1% mentre il rapporto deficit/Pil si attesta al 2,9%. Stando alle previsioni del Dpfp, ipotizzando uno scenario con una dinamica meno favorevole per i prezzi dei beni energetici, “si registrerebbe un tasso di incremento del Pil inferiore, rispetto al quadro di base, di -0,2 punti percentuali nel 2027 e -0,1 punti nel 2028”. Si tratterebbe di 0,3 punti di Pil in meno nei prossimi due anni causato dallo shock energetico in atto. Uno schock al quale il Governo vuole far fronte attivando la Nec (clausola di salvaguardia nazionale) per le spese in energia oltre che in difesa. La richiesta di attivazione è stata trasmessa a Bruxelles lo scorso 10 settembre.
Adesso l’Esecutivo ha trasmesso al Parlamento la relazione sullo scostamento per un valore complessivo fino a circa 29 miliardi nel biennio 2028-2029. Si tratta di risorse pari allo 0,3% annuo del Pil per ciascuna delle due clausole (energia e difesa). “Rispetto alle intenzioni di qualche settimana fa abbiamo deciso di ridurre lo scostamento per quanto riguarda la Difesa”, ha sottolineato Giorgetti nella conferenza stampa dopo il Cdm di venerdì. Con l’attivazione della Nec l’indebitamento netto salirebbe al 3,4% nel 2027, per poi ridursi al 3,2% nel 2028 e al 2,3% nel 2029. Questo però non significa rimanere in procedura di infrazione per deficit eccessivo, perché “i dati del deficit del 2027 e del 2028 devono essere depurati dallo scostamento delle clausole su difesa e energia”, ha puntualizzato Giorgetti. E infatti secondo il Dpfp, escludendo l’utilizzo della Nec, l’indebitamento netto scenderebbe al 2,8% nel 2027 e al 2,6% nel 2028 (esattamente lo 0,6% in meno corrispondente alle clausole). Mentre resterebbe al 2,3% nel 2029.
Il Documento prevede un debito pubblico al 138,1% a fine 2026. Il picco verrebbe raggiunto però nel 2027 con il 138,5% “dovuto in larga parte – evidenzia il Dpfp – all’impatto di cassa dei crediti di imposta connessi ai bonus edilizi, che si prevede essere massimo quest’anno”. Poi “l’esaurirsi progressivo di questo fattore favorirà il ritorno del rapporto su un sentiero di discesa” con il debito che scenderebbe al 137,9% nel 2028 e al 136,6% nel 2029. Per quanto riguarda il 2026 “le previsioni confermano il rientro del rapporto deficit/PIL al di sotto della soglia del 3% nell’anno in corso”, si legge ancora nel Dpfp. “Nello scenario programmatico, al netto dell’impatto della clausola, il rapporto deficit/PIL si manterrebbe su un profilo decrescente, collocandosi stabilmente al di sotto del 3% lungo tutto l’orizzonte di previsione”.
Così, “ove tali andamenti fossero confermati anche nelle previsioni di primavera del 2027 della Commissione europea, si ritiene che possano sussistere le condizioni affinché il Consiglio deliberi l’abrogazione della procedura per disavanzi eccessivi nei confronti dell’Italia sulla base dei dati di consuntivo del 2026”. Inoltre, “dal confronto tra i tassi di crescita della spesa netta programmati e quelli dello scenario tendenziale corretti per l’impatto della clausola”, secondo il Documento “non emergerebbe la necessità di una correzione di bilancio per il 2027, mentre nel 2028 e nel 2029 si renderebbero disponibili spazi di bilancio per una Manovra moderatamente espansiva”. (Public Policy) GPA
(foto cc Palazzo Chigi)





