Lavoro, le possibili modifiche alla pdl sulla ricollocazione professionale

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di Giuseppe Pastore

ROMA (Public Policy) – L’ultimo ufficio di presidenza della commissione Lavoro della Camera ha ipotizzato che nelle settimane successive alla ripresa dei lavori del Parlamento dovrebbero iniziare le votazioni sulla proposta di legge a prima firma Walter Rizzetto (FdI) sulla ricollocazione professionale con cui si punta a rendere obbligatoria (per le imprese con almeno 30 dipendenti) l’attivazione dei cosiddetti servizi di outplacement nei casi di licenziamento per giustificato motivo, di processi di riorganizzazione aziendale o di delocalizzazione produttiva che comportino la cessazione del rapporto di lavoro.

Le proposte di modifica al testo sono state depositate il 30 giugno, ma da allora la commissione Lavoro non ha ancora iniziato l’esame del fascicolo. Gli emendamenti sul tavolo sono pochissimi e guardando a quelli presentati dalla maggioranza particolare attenzione meritano le proposte formulate da Lega e Forza Italia che chiedono, ad esempio, di sollevare le imprese dai costi della misura.

Nel centrodestra sono gli azzurri a firmare il maggior numero di proposte di modifica. Forza Italia propone di modificare parte della struttura della proposta di legge, in primis precisando che “l’accesso al servizio di supporto alla ricollocazione professionale può avvenire soltanto dopo che sia inutilmente decorso il termine di legge per l’impugnazione del licenziamento, ovvero a decorrere dalla data di effettiva cessazione del rapporto di lavoro prevista dall’accordo di risoluzione consensuale”.

In secondo luogo, introducendo un principio generale in base al quale gli obblighi delle aziende di garantire l’accesso dei lavoratori ai servizi di outplacement “si intendono assolti, in tutto o in parte, qualora il lavoratore sia già inserito in percorsi aventi finalità equivalenti di orientamento, formazione, riqualificazione o ricollocazione professionale, attivati nell’ambito di programmi nazionali o regionali di politica attiva del lavoro, del programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori, di accordi di transizione occupazionale, di procedure di gestione delle crisi aziendali, di trattamenti di integrazione salariale straordinaria”.

Oppure, ancora, “di accordi collettivi aziendali o territoriali, ovvero di strumenti bilaterali o contrattuali previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nonché dai contratti collettivi che garantiscano trattamenti economici e normativi complessivamente equivalenti secondo la normativa vigente”.

C’è poi il tema del costo della misura. Forza Italia e Lega puntano ad azzerare gli oneri per le aziende chiedendo che i servizi di outplacement siano integralmente finanziati “mediante l’accesso al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori espulsi dal lavoro (Fondo Feg)”. Al momento, invece, la proposta di legge prevede di coprire l’80% del costo dei servizi di outplacement con le risorse del fondo europeo Feg e, in via sussidiaria, con i fondi interprofessionali. Solo il restante 20%, quindi, resterebbe a carico delle imprese.

Comune a Forza Italia e Lega è anche la richiesta di salvaguardare il settore dell’edilizia: “Sono escluse dall’obbligo di finanziamento le imprese, indipendentemente dal numero di dipendenti, di quei settori, come l’edilizia, che finanziano analoghi sistemi di supporto alla ricollocazione professionale”, si legge in due identici emendamenti depositati in commissione.

Forza Italia propone poi di dare priorità, nell’accesso ai percorsi di supporto alla ricollocazione professionale, “ai lavoratori con maggiori difficoltà di reinserimento nel mercato del lavoro in ragione dell’età, della bassa qualificazione professionale, della provenienza da settori in crisi strutturale, della discontinuità della carriera lavorativa, della condizione di disabilità o di altre situazioni di fragilità”.

Non solo, perché gli azzurri chiedono anche che le attività formative eventualmente previste siano “definite in coerenza con i fabbisogni professionali rilevati a livello nazionale, regionale, territoriale e settoriale, anche sulla base dei dati disponibili presso il SIISL, il sistema informativo Excelsior, gli osservatori regionali del mercato del lavoro, le parti sociali comparativamente più rappresentative e gli enti bilaterali di settore”.

Gli azzurri propongono, ancora, di tracciare i percorsi di supporto alla ricollocazione professionale “nell’ambito del Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa (SIISL), ovvero mediante interoperabilità con lo stesso” prevedendo per ciascun lavoratore preso in carico “l’aggiornamento del fascicolo digitale delle competenze, contenente le esperienze professionali, le competenze possedute, le attività formative svolte, le competenze certificate, le disponibilità lavorative e gli esiti del percorso di ricollocazione”.

Infine, con l’obiettivo di “monitorare i risultati prodotti dalla presente legge, entro il 30 giugno di ogni anno il ministro del Lavoro e delle politiche sociali trasmette alle Camere una relazione sullo stato di attuazione della presente legge, dando conto del numero dei servizi di supporto alla ricollocazione attivati, degli esiti occupazionali conseguiti e delle eventuali criticità applicative emerse”, recita un emendamento di Forza Italia.

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