(Public Policy) – Roma, 11 giu – Sono due le mozioni
sull’obiezione di coscienza presentate da Scelta civica. La
prima è a firma di Paola Binetti, l’altra di Irene Tinagli.
La prima si concentra nel sottolineare che “il 90% delle
interruzioni volontarie di gravidanza è ritenuto non urgente
e quindi programmabile (tab 18 della relazione annuale del
Governo), il 95% delle Ivg viene eseguito entro 4 settimane
dalla richiesta” spiega Binetti nell’Aula di Montecitorio.
“Non è mai stato dimostrato un caso in cui una donna che
voleva abortire sia stato impedito di farlo” continua
Binetti che chiede che non venga limitato il diritto
all’obiezione di coscienza (che è del singolo e non della
struttura) e che vengano messe in atto misure a contrasto
della povertà affinché le donne possano decidere di non
abortire.
Irene Tinagli invece, si sofferma sul “bilanciamento tra
diritto all’obiezione e diritto alla salute della donna” e
descrive una “mancanza di figure mediche adeguate o
disponbili al rilascio della certificazione per
l’iterruzione di gravidanza che allontana le donne dai
consultori. Al nord più della metà delle certificazioni
passano attraverso i consultori, al sud solo il 20% e nelle
isole il 15%”. Tinagli chiede anche un monitoraggio
approfondito sull’obiezione di coscienza e l’applicazione
della 194 per evitare interpretazioni diverse dei dati.
(Public Policy)
LAP





