Campo largo, l’Ucraina continua a dividere M5s e Pd

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di David Allegranti

ROMA (Public Policy) – Le elezioni politiche sono (non troppo) lontane, ma settembre è già arrivato e il Campo largo non riesce a trovare un minimo di armonia. Non sul piano politico, non sul piano culturale. Al che viene da chiedersi, dalemianamente parlando: ma l’amalgama?

Nel fine settimana è andato in scena un duello a distanza fra Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Il tema è sempre quello dell’Ucraina, del sostegno militare al Paese aggredito e invaso dalla Russia di Vladimir Putin. È una discussione sui valori non negoziabili, riguarda la politica estera e la tenuta della coalizione di sinistra-centro. Le posizioni nel Campo Largo non sono conciliabili, almeno per ora. È ancora una volta Conte a rilanciare la sfida agli alleati: “È chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo, perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano armi a gogò a Kiev per una escalation militare che ci sta portando al terzo conflitto mondiale giorno dopo giorno”, ha detto il leader del M5s intervenendo alla Festa del Fatto Quotidiano a La Versiliana a Marina di Pietrasanta.

La segretaria del Pd Elly Schlein non è tuttavia rimasta in silenzio e ha replicato all’alleato nel comizio di chiusura della Festa nazionale dell’Unità, a Reggio Emilia: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti… Abbiamo chiesto all’Europa di fare uno sforzo diplomatico e politico, di prendere un’iniziativa, di scegliere un negoziatore europeo. Io penso che l’Ue debba avere una politica estera univoca, forte, che rappresenti tutti i 27, altrimenti rischiamo di non poter accompagnare l’unica pace giusta che non è la resa alle ragioni dell’aggressore”. Ma Conte se ne farà una ragione? Non sembra. Insiste regolarmente, pungola l’alleato che a tratti sembra un avversario. Il Pd si comporta come Giorgia Meloni, sulle armi, è il messaggio.

Le urticanti parole dell’ex presidente del Consiglio tuttavia riescono a ricompattare il Pd, sempre pronto – nonostante la cura normalizzante di Schlein – a frizioni e divisioni. “Prosecuzione del sostegno a Ucraina, sforzo per un negoziato per arrivare a una pace giusta, chiara distinzione tra aggredito ed aggressore, garanzie di sicurezza. Condivido le parole sull’Ucraina di Elly Schlein”, dice il riformista non bonacciniano Lorenzo Guerini, deputato del Pd, già ministro della Difesa.. “È da questa posizione, solida e chiara, sul sostegno all’Ucraina e l’impegno per una pace giusta e sicura, che parte il lavoro che il Pd fa e farà per le sfide presenti e future. Per vincere le elezioni nel 2027 e cambiare l’Italia”, dice Lia Quartapelle, vicepresidente Pd della commissione Esteri della Camera. “Si agita, povero. Se ne dovrà fare una ragione. Il sostegno all’Ucraina, alla resistenza per i valori di libertà e democrazia che Kyiv difende ogni giorno, continuerà. Questo fa la sinistra, questo fanno i democratici. Con buona pace dei Vannacci d’Italia”, dice Filippo Sensi, senatore del Pd, commentando le parole di Conte.

E quindi? Come se ne esce? Con le primarie, dando parola agli elettori? Non è detto. “Prima il programma”, dice Schlein: “Ma se le faremo le vinceremo, non abbiamo nessuna paura del voto, mai, perché siamo il Pd”. La formulazione tuttavia si presta a troppi dubbi, troppo caos, osserva il professor Arturo Parisi: “Allora le primarie scelgono ‘il partito guida’ di coalizione e governo o la persona alla guida? E i membri del partito sono tenuti a sostenere il proprio partito? Troppa, troppa confusione!”. Resta da capire, e non è un dettaglio, come ne uscirà il Campo largo. Viene prima il programma o vengono prima le primarie? Ma se non c’è un’intesa di base sui valori non negoziabili come ci può essere un progetto? Conte sul punto prosegue dritto, non è disposto ad arretrare. Dunque come può una coalizione che intende governare dividersi sulla politica estera ancora prima di cominciare? Meloni in questi anni ha sperimentato sulla propria pelle quanto sia complicato tenere a bada gli animal spirits della coalizioni. Specie sulla politica estera. Solo il suo intervento costante ha potuto fungere da collante, da elemento di stabilizzazione della coalizione. Ma il Campo largo non ha nemmeno un leader riconosciuto che abbia questo ruolo. Anche per questo servono le primarie. Al sinistra-centro serve un capo, una guida, un leader. (Public Policy)

@davidallegranti