di David Allegranti
ROMA (Public Policy) – La squillante vittoria di AfD in Sassonia, un risultato storico per il partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla, ha echi fortemente udibili non solo in Germania. Una parte del Governo italiano festeggia per il 44 per cento ottenuto dal partito nazionalista, anti-immigrazione e vicino alla Russia. Alle 6 e 55 di domenica pomeriggio è stato Matteo Salvini, leader della Lega, a complimentarsi su X con l’“amica Alice Weidel” e il resto della truppa: “Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama DEMOCRAZIA. Un’altra Europa è possibile”. Sembrano slogan alter mondialisti, da no global, rivisitati per compiacere però chi sta a destra del Governo.
Non era difficile ipotizzare uno ulteriore spostamento a destra del leader leghista, visti i risultati di Roberto Vannacci, altro teorico della remigrazione e del nazionalismo più esasperato, appena accolto a Cernobbio, al Forum Ambrosetti, per un dibattito con l’ex presidente del Consiglio Mario Monti. Il leader di Futuro nazionale ha d’altronde superato nei sondaggi la Lega ma pure Forza Italia. Non è più un “male necessario” sapientemente costruito sui media, ma rischia di essere un fenomeno sociale. Esulta ovviamente anche lui, sui social: “L’Europa cambia… Merz ha l’ulcera. Monti dovrà dedicare la sua scarsa energia anche a loro. Nessun dorma”. Di tutt’altro avviso Antonio Tajani, leader di Forza Italia, che rivendica la necessità di cambiamenti interni all’Unione europea, sì, ma senza stravolgimenti illiberali: “L’esito del voto in Sassonia-Anhalt è l’affermazione di una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali nei quali si riconosce Forza Italia ed è una pessima notizia che speriamo sia un’eccezione locale”, ha detto Tajani: “La scelta degli elettori va sempre rispettata, ma questo non ci impedisce di lavorare per mettere in campo tutte le contromisure e iniziative politiche necessarie per evitare che qualsiasi deriva populista e fanatica dilaghi in Europa. È un risultato, quello in Sassonia-Anhalt, senz’altro doloroso, che ci obbliga anche a registrare e comprendere le paure di molti europei e che per l’ennesima volta chiama l’Unione europea, a cominciare dai suoi vertici istituzionali, a una presa d’atto: il percorso d’integrazione comunitaria non è un automatismo, i valori occidentali di libertà, solidarietà, ripudio di qualsiasi sirena delle autocrazie non rappresentano una conquista definitiva ma un obiettivo che va conservato e perseguito giorno dopo giorno”.
Il voto della Sassonia deve spronare le forze popolari e liberali a fare molto di più, ha detto Tajani: “Ora la svolta nelle politiche comunitarie è decisiva: basta con l’Ue che non decide, basta con l’Ue moltiplicatore di norme inutili, basta con le forzature per una transizione ecologica sotto la spinta delle ideologie. Ciò che è accaduto in Sassonia è certo un episodio circoscritto, prevedibile e previsto nella ex Germania dell’Est, ma siamo convinti che alla fine prevarranno i valori di libertà, centralità della persona, solidarietà e sussidiarietà sui quali si è basata la rinascita europea dopo gli orrori del nazismo, e che hanno eretto un baluardo verso la barbarie comunista”.
Non è la prima volta che il leader di Forza Italia si scaglia contro AfD in Germania e contro Marine Le Pen in Francia, altra leader di estrema destra che ha chance di vittoria alle elezioni presidenziali francesi dell’anno prossimo. Altra leader che gode, ovviamente, del sostegno di Salvini: “Il problema non è Matteo Salvini, il problema sono Afd e il partito della signora Le Pen perché sono due partiti anti-europeisti. Come si fa a governare l’Europa con partiti anti-europeisti? Il Ppe e Forza Italia sono incompatibili con questi partiti”, disse Tajani nel 2023: “Con la Lega siamo alleati e spesso in Europa votiamo insieme. L’idea di alleanza che ho per il futuro è formata da popolari, conservatori e liberali”.
Poi è arrivato il ciclone Vannacci e tutto ha subito una feroce accelerazione. Prima ha usato la Lega come taxi, dunque l’ha costretta, entrandoci in competizione diretta, a farla spostare più a destra per rimanere al passo con i tempi sovranisti. Forza Italia, quasi per contrasto con il Generale in Pensione, è tornata quotidianamente a rinverdire lo spirito liberale delle origini, arrivando anche – per il tramite dei figli di Silvio Berlusconi – a chiedere una leadership più efficace. È una sfida anche per Giorgia Meloni. La presidente del Consiglio ha accettato il compromesso più radicale rispetto alla sua vecchia storia antieuropeista, scegliendo di non unirsi a Salvini. È tuttavia convinta che la governance di questa Europa vada aggiustata, pur senza diventare seguaci dell’estremismo di AfD o di Vannacci. Resta da capire se riuscirà a fare una campagna elettorale adeguata alla ricerca di un equilibrio nello squilibrio. (Public Policy)
@davidallegranti
(foto cc Palazzo Chigi)





